Napoli, morte di Luigi. Parla il parroco della sua comunità: “La sua fragilità si è scontrata con quella delle istituzioni”


Napoli – Luigi Caiafa non c’è più, è morto a 17 anni. È di ieri la notizia della morte di Luigi Caiafa, 17enne ucciso da un colpo di pistola durante una sparatoria con la polizia, nei vicoli di Napoli. Mentre stavano facendo una rapina, Luigi e il suo complice sono stati raggiunti da una volante della polizia ed è iniziata la sparatoria.

Dolore, commozione e giustizia quella che chiedono i parenti della vittima, che raccontano un Luigi che voleva cambiare vita e fare il pizzaiolo. Una svolta documentata anche dai post della comunità per minori che frequentava a Torre Annunziata, che lo ricordano con le “mani in pasta”.

Storie che si ripetono troppo spesso purtroppo tra i vicoli di Napoli, ragazzi con un passato duro alle spalle che cercano il cambiamento ma purtroppo finiscono per sporcarsi sempre le mani con mali affari. Ad inizio anno era stato Ugo Russo a morire in una sparatoria con i Carabinieri, a soli 15 anni.

Istituzioni poco presenti e vite spezzate troppo in fretta dalla miseria, dall’ignoranza e e dalla criminalità che Napoli purtroppo lascia in eredità a questi ragazzi dei quartieri più disagiati. Luigi faceva parte di una comunità minorile a Torre Annunziata e noi di Vesuvio Live abbiamo ascoltato il parroco di questa comunità, Don Antonio Carbone, che ci ha parlato del Luigi che hanno potuto conoscere loro:

Luigi era un ragazzo affettuoso e molto timido, nello stesso tempo molto fragile e forse questa su fragilità l’ha portato a fare scelte sbagliate. La fragilità di Luigi si è scontrata con la fragilità delle istituzioni. Ci troviamo in territori dove molto spesso il primo contatto con le autorità si hanno solamente dopo aver commesso reati. 

Si lavora poco sulla prevenzione, sulle opportunità formativa dei ragazzi delle fasce più deboli. È importante stare attenti ad evitare la gogna mediatica, sia nei confronti di Luigi, perché tante volte si dicono cose su ragazzi che non si conoscono, sia nei confronti delle forze dell’ordine, bisognerebbe non puntare il dito e fare del semplice qualunquismo. 

Lo spegnimento di una vita è fallimento, fallimento di tutta una società, un territorio, di coloro che eravamo chiamati a stargli vicino e forse non l’abbiamo fatto nella giusta maniera. La comunità è rimasta sconvolta perché noi abbiamo potuto conoscere e tentato di alimentare il lato buono di Luigi. Non si può giudicare dal singolo episodio il percorso complesso che fa una persona in una vita intera.

Si investe poco sulla prevenzione nell’ambito sociale ed educativo, che molto spesso porta a dei risultati positivi ma anche, purtroppo, a dei fallimenti come in questo caso“.


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