Seconda ondata, la colpa non è dei cittadini ma del Governo: “Non sono stati fatti tamponi”

Le responsabilità della seconda ondata di coronavirus risiedono nelle scarse capacità del Governo, che scarica le colpe sui cittadini e impone restrizioni molto severe dopo il drammatico lockdown di primavera. È questa in sintesi la posizione della fondazione Gimbe, che sottolinea lo scarso lavoro fatto in sede di tracciamento di contatti e tamponi dalla fine di luglio in poi.

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Nino Cartabellotta denuncia infatti una “insufficiente capacità di tracciamento dei nuovi casi”, la quale ha provocato un “progressivo incremento dei casi iniziato a fine luglio, che dopo un mese ha innescato l’aumento dei ricoveri, e dopo circa 2 mesi quello dei decessi”.

Fino all’avvio della Fase 3, il 3 giugno, in Italia si effettuava una media di 35mila tamponi al giorno, scesi a 25mila fino alla metà di agosto. È qui che risiede il fatale errore, perché solo con la risalita dei casi si è cominciato a fare più tamponi, giungendo ai 67mila processati tra il 5 e l’11 ottobre. In due mesi e mezzo, perciò, non si è provveduto adeguatamente alla ricerca dei contatti, che sono stati lasciati liberi di circolare in tutta la nazione durante le vacanze estive. Le conseguenze sono ora davanti ai nostri occhi, ma il Governo scarica tutte le responsabilità sui cittadini.

Gimbe pone inoltre l’accento sulle “criticità organizzative osservate in questi giorni (inaccettabili code e assembramenti per eseguire il tampone o numeri telefonici dedicati a cui non risponde nessuno) oltre ai disagi possono generare ritardi diagnostici nei pazienti positivi con peggioramento degli esiti clinici”. Code interminabili per effettuare tamponi, persone mandate a casa senza essere sottoposte al test, cittadini lasciati a casa in attesa di risposte.

Facile prendersela con la movida, il calcetto o i pranzi della domenica, invece di intervenire su queste problematiche: “L’entità delle restrizioni stride con il mancato potenziamento dei servizi territoriali deputati al tracciamento, nonostante le risorse già assegnate dal Decreto Rilancio. Ancora una volta, i ritardi burocratici e i conflitti tra Governo e Regioni scaricano sui cittadini la responsabilità del controllo epidemico attraverso restrizioni delle libertà personali”.

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