Giungono a scuola le mascherine firmate FCA di Elkann/Agnelli: il Governo ne fa arrivare 11 milioni al giorno

Stanno giungendo in queste ore anche nelle scuole napoletane i pacchi di mascherine firmate FCA Italy Spa.
Erano gli inizi di agosto quando fu ufficializzata la notizia che l’Istituto Superiore della Sanità aveva autorizzato la più grande produzione di mascherine della storia d’Italia, affidando il compito proprio alla società automobilistica diretta da John Elkann.

Gli stabilimenti designati per la produzione sono quelli di Mirafiori (Torino) e di Pratola Serra (Avellino), evidentemente per distribuire più velocemente dal Nord a Sud le mascherine quotidianamente. Sono circa 27 milioni le mascherine previste nell’accordo da produrre ogni giorno, come possiamo vedere dal comunicato che anche “La Stampa” (e pochi altri quotidiani) ci propone il 4 Agosto 2020.

Sui pacchi da dieci mascherine che stanno giungendo nelle scuole, si possono chiaramente leggere da una parte la “firma” ed il “logo” della Presidenza del Consiglio dei Ministri (con tanto di smile tricolorato) e dall’altra invece sede legale e di produzione della FCA Italy Spa. Risulta difficile reperire molte informazioni sui vari siti ufficiali del governo e della società degli Agnelli. A parte qualche comunicato stampa, ben poche informazioni infatti sono presenti circa le spese statali sulla produzione di queste mascherine.

Come leggiamo su “Il Tempo” del 23 agosto 2020, grazie all’accordo con il commissario straordinario Domenico Arcuri, solo per le scuole sono circa 11 milioni le mascherine chirurgiche che quotidianamente dovranno essere fornite e fatte indossare agli alunni dalla FCA Italy Spa ed ecco perché, pur non essendo l’unico fornitore ufficiale di mascherine dello stato italiano, ne è di fatto diventato il principale partner.

C’è da dire certamente che quest’anno molto più degli anni passati risulta difficile evitare di parlare degli Agnelli/Elkann: ricordate la presentazione a palazzo Chigi della nuova Fiat 500 elettrica? Era il 3 luglio 2020 quando cominciò a girare su tutti i quotidiani la foto di Conte in auto con John Elkann nella nuova 500.

Non dimenticheremo facilmente anche del maxi-prestito con garanzia dello Stato italiano all’azienda di oltre 6,3 miliardi di euro, pur ricordando che essa ha ormai sede fiscale nel Regno Unito, quella legale in Olanda. Prestito approvato peraltro in pochissimo tempo proprio dallo stesso Governo con certe condizionalità, seppur immediatamente dopo sia stato deciso dalla società, di spostare la produzione della Punto in Polonia dove già vengono prodotte alcune vetture di PSA, il gruppo francese con il quale avverrà una fusione tra le aziende grazie al denaro di quel prestito.

Insomma, risulta proprio difficile pensare che tra FCA Elkann/Agnelli e lo Stato italiano corra cattivo sangue ed anzi, sembra che ci sia molta disponibilità reciproca nel combattere questa epidemia da Coronavirus, insieme. Infatti le mascherine stanno cominciando ad essere smistate anche nelle scuole proprio nel periodo in cui, con il nuovo DPCM, è stato deciso da parte del governo nazionale e dei governi regionali l’obbligo di indossarle anche all’aperto, consigliando di portarle anche in casa durante le visite da parte di familiari e amici non conviventi.

Molti invece, non solo sui social, si stanno interrogando circa la possibilità di un “enorme conflitto d’interessi” che ci potrebbe essere tra certi organi d’informazione e la società Agnelli/Elkann. Lo stesso senatore del gruppo misto Gianluigi Paragone (fondatore di Italexit), nel suo intervento del 12 ottobre in aula, ha puntato il dito contro il governo e Fca: “A chi servono queste mascherine? Va fatta chiarezza anche nel rispetto degli italiani che le hanno pagate, servono alla multi-nazionale Fca auto che ormai fa anche le mascherine, così si prende un altro po’ di soldi pubblici? Una specie di ritorno all’antico che fa sempre piacere in casa Fiat, oppure servono al governo che così ha una bella copertura mediatica da parte degli editori della famiglia Elkann?“.

È notizia ormai nota seppur poco discussa, anche dopo le denunce di Alessandro Di Battista rilanciate dal Fatto Quotidiano (e non solo) il 28 Aprile 2020, che la famiglia Elkann/Agnelli goda del controllo di una grossa fetta dell’informazione nazionale, avendo realizzato quello che ormai tutti chiamano “Stampubblica”. Infatti lo stesso Di Battista riportava sulle sue pagine social il 27 Aprile dell’anno in corso: “Cos’hanno in comune La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, Il Tirreno, la Nuova Sardegna, Il Mattino di Padova, Il Messaggero veneto, Il Piccolo di Trieste, La Gazzetta di Mantova, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Modena, L’Huffington Post, Business Insider Italia, Mashable Italia, La Nuova Ferrara, La Nuova Venezia, Il Corriere delle Alpi e ancora L’Espresso, Limes, Micromega e poi Radio Deejay, Radio Capital e altre testate, radio, webTv e siti internet? Semplice, lo stesso padrone: John Elkann.

Elkann è a capo di EXOR, la holding finanziaria olandese proprietaria, tra le altre cose, di FCA (Fiat Chrysler Automobiles, sede legale ad Amsterdam e sede fiscale a Londra), Ferrari, Juventus, The Economist (un prestigioso settimanale inglese) la quale si è appena assicurata il controllo del gruppo editoriale GEDI, un tempo in mano a De Benedetti. Credo che un tale accentramento di potere mediatico non si sia mai visto nel nostro Paese. È vero, abbiamo vissuto l’era berlusconiana ma allora, un minimo di opposizione (più che politica mediatica) a B. veniva fatta. Proprio Repubblica tuonava contro i conflitti di interesse di B. e contro il suo intollerabile potere sull’informazione (…)”.

È chiaro che la domanda potrebbe sorgere spontanea dopo tutte le fonti citare e dopo tutte queste affermazioni: chi governa veramente l’Italia? Nell’epoca in cui certe multinazionali incassano più di stati interi, migliaia di miliardi l’anno, risulterebbe veramente facile influenzare certe decisioni anche politiche. Sarà questo il caso? Possibile che ci possa essere un effettivo conflitto d’interessi nel momento in cui i proprietari e principali azionisti di quegli organi di informazione sono gli stessi a produrre quelle milioni di mascherine? Legittimo farsi queste domande, obbligatorio rispondere.

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