Coronavirus. Conducente di autubus: “I mezzi pubblici sono una bomba ad orologeria”

NAPOLI – Coronavirus e trasporti. Assicurare il giusto distanziamento nei mezzi pubblici è un’impresa tutt’altro che facile. Lo sa bene Marco Micciché, autista degli autobus CLP e delegato sindacale UIL Trasporti, risultato positivo al covid-19 lo scorso settembre.

Intervistato da Tiziana Cozzi per Repubblica, Miccichè ha dichiarato: «Non so come mi sono contagiato ma il primo indiziato è il mio lavoro. I mezzi pubblici affollati sono un pericolo». A proposito dei sintomi e del possibile contagio in autobus: «Ho lavorato il 14 settembre, avevo il turno di sera. Il giorno dopo ho avuto febbre alta, dolori forti, non sentivo sapori né odori, non riuscivo nemmeno a bere l’acqua. Ho avvertito subito il medico che mi ha dato antibiotico e tachipirina ma la febbre non scompariva. Poi è arrivata la tosse persistente. Peggioravo e i miei figli preoccupatissimi mi hanno accompagnato al pronto soccorso del Cotugno».

«Mi hanno fatto tampone e mi hanno diagnosticato una polmonite da Covid. I miei ragazzi sono stati in isolamento fiduciario, per fortuna sono risultati negativi. È stata un’odissea. Per il primo tampone abbiamo atteso la Asl inutilmente più di una settimana. Abbiamo chiamato i carabinieri di Portici che subito hanno capito la situazione e la Asl è arrivata dopo poco. Ma per i tamponi successivi ci siamo rivolti ad un centro privato».

Miccichè esclude la possibilità di aver contratto il coronavirus al di fuori dei turni di lavoro: «Non ho avuto contatti con nessuno infetto in ambito familiare. Al lavoro ho sempre rispettato le regole. A bordo, non salgono più di 20 persone alla volta. Purtroppo però, nonostante il divieto continuiamo a vendere i biglietti a bordo. Forse, attraverso questo scambio, è accaduto qualcosa».

«Nonostante la massima cautela – continua Miccichè – la mia storia insegna che i mezzi pubblici pieni all’80 per cento sono pericolosi. Sui nostri mezzi a lunga percorrenza viaggiano spesso persone non sottoposte ai controlli e le aziende di trasporto non sempre tutelano la sicurezza dei loro dipendenti. Così si mandano al macello le persone, costrette a lavorare e a difendersi in totale solitudine. Non sono l’unico. Ci sono almeno 5 colleghi in isolamento».

Alla domanda “Tornerà alla guida del bus?”, Miccichè conclude: «Sì, è il mio lavoro da sempre. Ma non nascondo la paura. Ai miei parenti ormai consiglio di non prendere mezzi pubblici. Sono una bomba ad orologeria».

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