Covid e l’importanza delle Mascherine chirurgiche, dei dpi con o senza valvola: cosa cambia e quando indossarle

Da marzo le mascherine accompagnano tutte le nostre uscite essendo diventate obbligatorie. Un dispositivo di protezione individuale monouso che salva la vita e che si è trasformato anche in accessorio, cambiando colore a seconda dei vestiti o dei posti dove andare. Ma non tutte le mascherine sono uguali. Esse infatti si differenziano per tipologia e utilizzo come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ci sono le mascherine DPI “Dispositivi di Protezione Individuale” che devono riportare la marcatura CE e quelle DM “Dispositivi Medici” o “mascherine Medicali”. Andate a ruba nei primi mesi della pandemia, esse vengono vendute nelle farmacie al prezzo base di 0.50 centesima ognuna. Inoltre è possibile trovarle anche online.

Ad esempio, MaskHaze è un e-commerce di mascherine antivirus sul quale è possibile scegliere tra le mascherine certificate FFP2 (“Filtering Face Piece”), mascherine antipolvere e moderne mascherine tecnologiche. L’ordine arriva in appena 24/48 ore ed è possibile scegliere tra mascherine antivirus in tessuto color blu (da 3,60 euro), fucsia, grigia, nera o a quelle KN95 (da 3,10 euro) e quelle FPP2 sempre da 3,10 euro. L’ordine è gratuito sopra i 60 euro, quindi meglio fare una scorta anche in vita di un’imminente seconda chiusura paventata dagli esperti.

Le mascherine devono essere cambiate all’incirca ogni 4 ore e variano a seconda di chi le utilizza. Alcune infatti possono essere anche riutilizzate o lavate. Importante è quindi capire se chi le indossa le usa sul posto di lavoro o in ospedale dove c’è un maggior pericolo. Infatti nel caso di protezione negli ambienti di lavori bastano le semplici mascherine chirurgiche tradizionali, se invece si vuole proteggere il lavoratore da eventuali patogeni presenti nell’ambiente (come nelle strutture sanitarie), allora si devono utilizzare i Dispositivi di Protezione Individuale. Alcune mascherine poi sono anche riutilizzabili. Vediamo quindi come si differenziano in base all’uso che se ne vuole fare e perché è importante scegliere la giusta mascherina da indossare correttamente coprendo bocca e naso.

MASCHERINE ANTI HAZE – Le Mascherine Anti Haze sono quelle nate per proteggere le vie respiratorie dall’inquinamento e soltanto adesso vengono indossate contro eventuali ‘goccioline’ che possano trasportare il covid per via aerea. Esse infatti riescono a filtrare l’aria in modo simile a quanto fatto dalle mascherine certificate per uso medico/sanitario. Anche se destinate a un uso comune quotidiano, non richiedono le certificazioni nonostante abbiano capacità di filtraggio molto elevate. Molte Mascherine Anti Haze non sono monouso, bensì sono appositamente studiate per essere riutilizzate più volte. Basta avere dei filtri intercambiabili (PM2.5) usa e getta che vengono inseriti all’occorrenza all’interno della mascherina. In origine tali mascherine venivano indossate per esempio nei paesi asiatici per limitare l’ingresso delle polveri sottili per le vie respiratorie e quindi hanno come filtro la dicitura PM2.5. Le PM2.5 sono infatti particelle molto piccole che vengono catturare da questi particolari filtri che quindi riescono a bloccare l’ingresso anche delle goccioline o di altre malattie che si diffondono per via aerea. Esse però non sono adatte in ambienti o per uso sanitario. Questi filtri sono monouso e non riutilizzabili, mentre la mascherina è sempre la stessa e viene definita “mascherina filtrante“. Molte mascherine Anti Haze riutilizzabili riportano anche delle valvole al di sotto dei filtri intercambiabili, ciò protegge anche la fuoriuscita delle goccioline dalle valvole oltre a prevenirne l’entrata.

MASCHERINE SANITARIE – Le mascherine sanitarie sono invece quelle utilizzate dal personale sanitario in prima linea nell’affrontare l’emergenza. Esse si differenziano nelle classiche, le Mascherine Chirurgiche, e nei Dispositivi di Protezione Individuale, per cui si intende, in modo generico, qualsiasi attrezzatura indossata dal lavoratore allo scopo di proteggersi dai rischi di terze parti che possono interferire con la sicurezza o la salute durante il lavoro. In questi mesi abbiamo imparato a conoscerle e a vederle indossate prima obbligatoriamente sui mezzi di trasporto (aerei, pullman, treni, metropolitane) e nei luoghi chiusi (cinema, ristoranti, bari) e ultimamente anche all’aperto.

Le mascherine chirurgiche non aderiscono ai contorni del viso e impediscono la fuoriuscita da bocca e naso delle ‘goccioline’ che possano trasmettere per via aerea il covid. Esse hanno una capacità di filtraggio verso l’esterno molto alta, del 95% , mentre è bassa verso chi le indossa 20% (dati forniti dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, Fnopi). Queste mascherine vengono approvate dal Ministero della Salute e sono sempre e solo monouso. Quindi vanno cambiate dopo un lungo utilizzo e mai toccate al centro, sempre ai lati. Inoltre anche quando le indossiamo dobbiamo prima lavarci le mani.

I Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) sono delle mascherine facciali che servono a proteggere in primis il personale Sanitario o chi è più esposto al covid soprattutto quando la distanza di sicurezza di un metro non è possibile e risulta insufficiente. Tali mascherine devono essere certificate con Standard Europei in base al grado di filtraggio (FFP1/FFP2/FFP3) e possono avere una valvola studiata che garantisca una fuoriuscita sicura dell’aria. La capacità filtrante di quelle senza valvola verso l’esterno e verso chi le indossa è la stessa per la FFP1 : 72%. La percentuale cresce con la FFP2 al 92% e al 98% con la FFP3. Tali dispositivi (soprattutto quelli con valvola) sono studiati per proteggere chi li indossa e non chi si trova nell’ambiente circostante, infatti esse consentono una maggior respirazione poiché dalla valvola esce il respiro (aumenta quindi il rischio di contagio nel caso di persona che le indossa positiva). Queste mascherine vengono in genere consigliate agli Operatori sanitari costretti per ore ed ore a indossarle.

CERTIFICAZIONE – In base alla capacità di filtraggio, ci sono diversi tipi di certificazione che si differenziano anche per la zona e l’ente che lo emette. Ad esempio quelle della comunità europea hanno marchio CE (sia per FFP1, FFP2 e FFP3). Le certificazioni Americane invece vengono approvate dalla FDA (la N95 è la mascherina più diffusa) mentre tra le cinesi è la KN95 la più in voga. Le mascherine certificate sono generalmente monouso. Qualche volta (come quelle spedite durante il lockdown dalla Regione Campania ad ogni famiglia) vi è la possibilità che possano essere lavate e riutilizzate. Ma non bisogna abusare, infatti questa operazione può essere svolta al massimo una o due volte e queste mascherine vengono definite come “mascherine lavabili”.

Al di là del corretto utilizzo, le mascherine, insieme alla distanza di un metro e al lavaggio delle mani sono al momento l’unica barriera a nostra disposizione contro il covid.

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