La storia di Antonio, magazziniere a nero dimenticato dallo Stato: “Lavoro 7 giorni su 7 e rischio la salute”

antonio magazziniere

Il decreto ristoro e le altre misure economiche messe in piedi da Conte per aiutare chi è in difficoltà non prende in considerazione i lavoratori in nero. Gli aiuti infatti riguardano partite Ive, imprenditori o categorie che rischiano la chiusura dei locali ma non interessano da vicino tutto un mondo sommerso che vede l’Italia ma specialmente alcune realtà del Mezzogiorno più colpite.

Il Movimento Migranti e Rifugiati Napoli, nelle parole della portavoce Mariema Faye, ha così deciso di raccontare la storia di Antonio (nome di fantasia). Gli attivisti scenderanno in piazza domani, giovedì 29, alle ore 10 a Via Gianturco per protestare contro la gestione sanitaria e in nome di tutti i lavoratori e gli studenti danneggiati dai nuovi provvedimenti.

Questa la storia di Antonio che fa il magazziniere in un supermercato:

“Antonio ha 21 anni, non ha famiglia e lavora in un supermercato come magazziniere. Dal lunedì alla domenica si sveglia alle 7 per essere a lavoro alle 8 ed iniziare a scaricare ed organizzare la merce in magazzino. Ovviamente quando ha finito di scaricare va a fare le consegne, pulisce il bagno, organizza gli scaffali e ritorna in magazzino, la schiena è dolorante ma non può permettersi di fermarsi. Questo 7 giorni su 7 fino alle 20 o 21 di sera (circa 85 ore settimanali). L’orario di chiusura dipende dal padrone di lavoro e dall’incasso della giornata. Alle 22 Antonio arriva a casa, una doccia veloce cena e poi letto perché il giorno dopo alle 7 è di nuovo in piedi. La domenica Antonio stacca alle 14 e ha quindi qualche ora libera per uscire con gli amici, per leggere perché vorrebbe tanto andare a scuola e poter studiare”.

La paga di Antonio è misera:

“Prima di fare ciò però deve aspettare che il padrone gli rilasci in mano velocemente delle banconote da 20 euro per la sua paga settimanale, non tutta perché così Antonio dovrà presentarsi per forza a lavoro lunedì ed avere l’altra metà dei suoi soldi. Antonio guadagna 150 euro a settimana e ne riceve una parte la domenica e l’altra parte il lunedì sera, ovviamente a nero. Eppure Antonio lavora in un supermercato che, tra i pochi, ha visto il suo fatturato aumentare esponenzialmente durante il lockdown”.

Le cose peggiorano a marzo quando Conte decide di imporre il lockdown nazionale. I supermercati restano infatti aperti e Antonio per andare a lavorare rischia la vita e anche una multa:

“Ecco infatti che arriva il 9 marzo, il governo chiude tutto ma il capo di Antonio vuole che lui vada a lavorare in quanto i supermercati sono giustamente ancora aperti. Antonio è combattuto perché da una parte è felice di andare a lavorare in un forte periodo di crisi ma dall’altra rischia sanzioni ogni volta che si sposta per raggiungere il supermercato. Come si compila un’autocertificazione per un lavoratore non regolare?
Durante la quarantena Antonio lavora tutti i giorni rischiando multe da un lato e senza tutela sanitaria nel bel mezzo di una pandemia mondiale”. 

Poi la crisi passa ma sopraggiunge un ulteriore problema:

“Quando poi le autocertificazioni non servono più Antonio è sollevato ma ecco che il padrone di lavoro arriva con un altro ricatto. Antonio deve fare il tampone perché c’è il rischio di un positivo tra i dipendenti.
Il padrone ordina ad Antonio di andare in un centro privato che lui conosce e che il costo del tampone è di 65 euro.
Antonio si rifiuta perché 65 euro sono quasi la metà della sua paga settimanale e la storia sembra essersi conclusa quando si scopre che l’altro dipendente aveva avuto un falso positivo. Un giorno Antonio sta scaricando delle cassette d’acqua quando un suo collega gli comunica che devono andare a fare una consegna. Salgono sul motorino ed arrivano davanti al centro privato dove viene comunicato ad Antonio che stava per fare il tampone e che gli avrebbero sottratto i soldi dalla paga della domenica. Antonio non sa cosa fare e ci chiama spiegando la situazione.
Antonio è un migrante ed è venuto allo sportello del Movimento Migranti e Rifugiati Napoli perché dopo essere stato cacciato dal centro di accoglienza non riusciva a rinnovare il suo permesso di soggiorno. Antonio è nell’esercito degli invisibili che con la pandemia è stato ancora più schiacciato dalla sua condizione sociale. La saluta viene prima del profitto, La tutela degli ultimi è la tutela di tutti”.

OGGI VI RACCONTIAMO LA STORIA DI ANTONIO (nome di fantasia)

“Antonio ha 21 anni, non ha famiglia e lavora in un…

Pubblicato da Movimento Migranti e Rifugiati Napoli su Mercoledì 28 ottobre 2020

 

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