Cyberbullismo, ragazza pubblica conversazioni: “Mio fratello era strano perché ridevano di lui, state vicino ai vostri cari e insegnate il rispetto”

cyberbullismo Parole forti, pesanti e crudeli sono state pronunciate da dei ragazzini nei confronti di un altro ragazzino. Il cyberbullismo è ormai diffuso nella nostra società e con la didattica a distanza e le chiusure causa covid, internet è il mondo in cui si riversano i giovanissimi.

Attenzione quindi deve essere fatta ai più piccoli, che siano fratelli, figli o conoscenti. Importante è stargli vicino e capire quello che sta succedendo. E’ il caso di Annalisa V., una ragazza di Pomigliano d’Arco, che ha deciso di denunciare i continui attacchi che stava ricevendo suo fratello. E lo ha fatto su Facebook, parlando direttamente ai giovani.

Un lungo post in cui spiega cosa è accaduto:

“Da un po’ di tempo notavo mio fratello a casa strano, era sempre nervoso e aggressivo, c’era qualcosa che non andava. Spesso lo sentivo anche urlare a telefono, inizialmente non davo peso alla cosa, magari scherzava con gli amici. La verità è che mio fratello non scherzava con gli amici, urlava con loro perché erano loro a ridere di lui. Se ho deciso di pubblicare le conversazioni che ho trovato sul telefono è solo per invitare le persone a riflettere. Se avete un figlio, un fratello, una sorella o se vi sentite anche minimamente responsabili per qualcuno più piccolo per favore prestategli attenzione. Chiedetegli come sta, come stanno gli amici, informatevi su come si comporta quando non è con voi, come si comportano gli altri nei suoi confronti. Soprattutto insegnategli il rispetto: rispetto per chi è più grande, più piccolo, per chi ha un orientamento sessuale diverso, per chi ha un colore della pelle diverso, per le ragazze, per i ragazzi e per chi preferisce non definirsi. Abbiate la pazienza di spiegare cos’è è giusto e cos’è sbagliato,l’importanza di chiedere scusa e accettare le scuse. Insomma educatali!”.

La ragazza allega le conversazioni tra il fratello e i suoi coetanei (che non incorporiamo per privacy) nelle quali si legge:

“Io prima m chiav la sorella xké sto ingrippat e mi sfogo su di lei, secondo o vatt tanto che o facc più storto di come è ora, e terzo ci preparo la tomba così metto il corpo suo e mi tengo la sorella tutta per me”.

E ancora:

“O sce non ti sbattere, capito mongolo e rispondi. Ci vediamo dopo la quarantena, prega che non finisca mai nun si buon. Se fai qualcosa di sbagliato abbuschi (ti picchio, ndr). Ma proprio t’accir (ti uccido, ndr), mamma mia c t cumbin“.

Il ragazzo prova a replicare:

“Ma perché? Che ho fatto? Non esco più con voi. Lasciami stare”.

VIDEO – LO SPOT DEL COMUNE DI NAPOLI CONTRO IL BULLISMO

Come spiegato dalla sorella Annalisa, l’intenzione non è quella di condannare i ragazzi infatti non sarà esporta denuncia:

“Tutti smuoviamo mari e monti per difendere un nostro caro, triste però che non tutti siano disposti a riconoscerne gli errori, eppure essere responsabili per qualcuno vuol dire anche questo: insegnargli che se si sbaglia ci sono conseguenze ed è giusto che facciano il loro corso. Non si tratta di controllare, di violare la loro privacy, ma di insegnargli a vivere. Non conosco i ragazzi in questione, non conosco i loro familiari, non sporgeremo denuncia, ma vorrei che qualcuno recepisse il messaggio e iniziasse a guardarsi intorno, perché anche questi messaggi sono una richiesta di aiuto da parte di chi evidentemente troppo volte è stato ignorato”. 

La ragazza ci tiene a sottolineare una cosa:

Il post non è stato fatto per condannare i singoli ragazzi in questione, non è un post per diffondere altro odio. Era un modo per sensibilizzare le famiglie, che tante volte sono ignare di cosa subiscono o fanno subire i propri figli ed é giusto in quanti genitori o tutori mostrare interesse nei loro riguardi. Non è giusto quello che tante persone stanno scrivendo nei commenti, augurare morte e tante altre cose a dei ragazzi, che seppur hanno compiuto gesti meschini, vanno recuperati e non messi alla gogna sui social“.

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