Ricoverata per un’ischemia e morta di covid, la denuncia della nipote: “Dubbi sulla data di morte. Messa in un sacco nero”

caterina covidNei 1.631 deceduti in Campania per covid c’è anche la signora Caterina Cammisa. Ma forse la donna, come ha racontato la nipote non è morta di covid. Sono tante le domande sulla gestione dell’emergenza sanitaria in Campania, domande che aspettano una risposta. Nelle ultime settimane di ottobre e nelle prime di novembre, gli ospedali campani erano al collasso. Il numero di contagi crescenti ha fatto di conseguenza salire anche i ricoveri. Le immagini mostrate nei tg delle file di ambulanze e le denunce del personale medico (insufficiente per la mole di pazienti) hanno spinto il governo ad agire e a collocare la Campania in zona rossa.

La Procura ha aperto un fascicolo sul caso del paziente morto nel bagno dell’ospedale Cardarelli e sul video girato all’interno del pronto soccorso l’11 novembre. Si indaga anche su altre morti avvenute all’interno della struttura sanitaria in quei giorni per verificare se ci siano state eventuali mancanze nell’assistenza medica ai pazienti. Una parente di una persona ricoverata al Cardarelli e morta purtroppo in quei giorni, ci ha contattati per raccontare la sua storia. Una storia che ha molti lati oscuri che dovranno essere chiariti dalla magistratura. La famiglia infatti ha deciso di denunciare tutto.

LA STORIA DELLA SIGNORA CATERINA, DICHIARATA MORTA COVID

Anna Cocchio è la nipote di Caterina Cammisa, una donna di 78 anni morta al Cardarelli forse per covid e come tale inserita nel triste elenco dei decessi giornalieri causati dal virus. Il condizionale è d’obbligo perché la nipote racconta come la nonna sia risultata negativa ad un tampone ma sia morta sola, messa in un sacco nero e considerata covid fino all’ultimo. Gli oggetti personali poi non sono stati consegnati alla famiglia così come non chiara risulta la data del decesso. Ma andiamo per ordine.

Anna ci racconta che Caterina era stata ricoverata per un’ischemia lo scorso settembre.

Era il 24 settembre 2020 quando uno dei miei zii prima di andare a lavoro passó a casa di mia nonna che non rispondeva al cellulare. La trovò debole che non riusciva ad alzarsi dal bagno e stava proprio male. Impaurito chiamò subito il 118 e gli mandarono un’ambulanza dove dai primi soccorsi constatarono che aveva avuto un’ischemia e dissero: “Qui gli ospedali sono pieni, adesso la portiamo al Cardarelli di Napoli ma non sappiamo dopo se la trasferiscono, potrebbe andare anche ad Avellino!”. Ovviamente a noi non importava, l’importante era che la facevano star bene!”.

La famiglia racconta le difficoltà avute nel mettersi in contatto con la donna ricoverata al Cardarelli e la scoperta che fosse positiva:

“Dopo un’intera giornata dove non riuscivamo ad avere notizie riuscimmo a parlare (non so se era un medico o un infermiere) e ci disse che l’avrebbero tenuta lì, ricoverata senza trasferirla, quindi andammo giù in ospedale io e mia zia verso le 21:30/22:00 per lasciargli una borsa con giusto qualche pigiama, cose intime bagnoschiuma etc.. (mia nonna ci teneva molto ad essere fresca e pulita!) ma purtroppo un vigilante disse che poiché gli era stato effettuato il tampone stava nell’area COVID e li non può entrare nulla quindi tornammo a casa! Solo Dopo un po’ di giorni ci dissero che risultò positiva, ovviamente!!! Però mia nonna non aveva sintomi, anzi parlava, respirava bene e non si affaticava per niente e soprattutto non vedeva l’ora di uscire perché si era annoiata!“.

A questo punto Anna pensa di poter portare sua nonna a casa ma ciò non accade. Intanto la signora peggiora e racconta alla famiglia di sentirsi abbandonata dal personale medico:

“Sempre uno dei miei zii chiamò in ospedale per capire un po’ meglio la situazione e ci dissero: “La signora sta bene ed è anche in condizioni di uscire, ma resta positiva al COVID!” (Questa dottoressa è sparita dalla circolazione perché oggi dicono che è impossibile che avrebbero dimesso una persona positiva!!!). Fecero una riunione tra fratelli e sorelle in videochiamata e decisero di non farla uscire perché comunque risultando positiva non potevamo stargli vicino visto ke qualcuno ha bimbi piccoli e alcuni hanno persone a casa con patologie già gravi! Più o meno dopo una settimana, dieci giorni, iniziarono a dire che la saturazione di mia nonna scendeva e gli misero la maschera cn l’ossigeno! Noi però continuavamo a sentirla e lei ci incolpava di averla lasciata lì, da sola nelle mani di persone ke a stento passavano per le terapie, tanto è vero che una notte doveva andare in bagno ma nessuno andava ad aiutarla per farla scendere dal letto, così si alzò da sola e cadde! In quel momento inizió ad urlare disumanamente e si degnarono finalmente di andare ad aiutarla! (Tutto questo ci fu raccontato il giorno dopo da lei stessa!)”.

La situazione nei giorni successivi non migliora e la signora viene intubata:

“I giorni passavano e lei stava sempre con l’ossigeno. Nn arriva neanche alla metà di ottobre quando ci dicono che stanno pensando di intubarla perché le cose non stanno andando per il verso giusto! Mia mamma come sempre la chiamava 3/4 volte al giorno per sapere come stava e quel giorno era nervosa, stava arrabbiata sempre per il fatto che con 6 figli l’avevamo lasciata lì e mia mamma la tranquillizzò dicendo che noi non l’avevamo abbandonata anzi stava lì perché quanto prima doveva star bene e scendere per ritornare con noi! Lei però era agitata e mia mamma sentiva tutte quelle macchine che forse aveva attaccate suonare all’impazzata e continuava a dirgli: “mamma stai calma, ti stai agitando troppo.. lo senti come suonano questi macchinari?” Ma nel frattempo lei riuscì anche a dire che gli avevano fatto una siringa e aveva sentito un forte dolore!!! Dopo poco mia mamma mi chiama e mi dice di questa cosa che volevano intubarla etc.. io provai a chiamarla ma purtroppo già non mi rispose più“.

La famiglia prova ad avere informazioni delle condizioni di salute dai medici ma ognuno risponde in modo diverso:

“Ogni giorno alle 15:00 chiamavamo per parlare coi medici e ogni giorno la risposta era: “La signora è stazionaria!” Niente di nuovo fino al 16 ottobre quando ci dicono che devono fargli la tracheotomia per vedere se riescono a far migliorare la situazione! Il 17 ottobre chiamiamo varie volte parlando ogni volta con medici diversi.. c’è chi afferma che gli hanno fatto questo piccolo intervento, chi invece dice diceva no, non gli è stato fatto proprio nulla.. un manicomio, dei veri bugiardi e per me anche incompetenti e cattivi! Fortunatamente tramite una conoscenza il 18 ottobre mi chiama una dottoressa e mi spiega il tutto dandomi anche tanta soddisfazione! Mi disse che proprio lei alle 19:35 del 17 ottobre gli aveva effettuato la tracheotomia e che era andato tutto bene, adesso dovevamo solo sperare in un miglioramento!”.

Comunicazioni che si fanno via via più difficili. Poi la svolta. Secondo la nipote, un infermiere racconta che la nonna è risultata negativa al tampone:

“Continuavamo a chiamare tutti i giorni, qualche volta anche avendo brutte risposte dove ci dicevano che loro erano troppo impegnati per stare al telefono, e quando invece volevano toglierci di mezzo la risposta era sempre la stessa… “é stazionaria!”. In una di queste telefonate però ci dissero anche che gli avevano rifatto il tampone ed era risultata negativaDomenica 8 novembre ci chiamano dall’ospedale dicendo che purtroppo gli organi stavano cedendo e che ci dovevamo fare forza perchè mia nonna non c’è l’avrebbe fatta!”.

La famiglia chiede quindi di poter vedere la loro amata nonna per l’ultima volta. Una richiesta negata.

“Chiedemmo se potevamo portarla a casa, ma ci dissero di no perché appena avrebbero staccato le macchine sarebbe morta e li risultava come un omicidio, ma la dottoressa ci disse: “Io adesso gli rifaccio il tampone e se esce negativo la porto in una rianimazione normale in modo che potete (almeno i figli!) vederla e fare un “ultimo saluto!)”. Il 10 novembre alle 11:05 una chiamata dall’ospedale ad uno dei miei zii… Mi dispiace la signora è deceduta! Tra un’ora la portiamo in obitorio! Andammo li subito dove ci dissero che nn potevamo vederla perché mia nonna risultava positiva.. Positiva? Ma come lei nn era più positiva? Eravamo troppo afflitti dal dolore non riuscivamo a riflettere! Alla fine c’è questa bara chiusa e sopra un po’ di nastro bianco con scritto il suo nome e cognome CAMMISA CATERINA!”.

Nell’obitorio la tristezza è tanta. Padri, madri, nonni sono infatti tutti raccolti in sacchi neri. E più di un qualcosa non torna alla famiglia.

Nella stanza accanto alla bara di mia nonna c’erano tutti sacchi neri, erano tutti morti COVID e ti giuro che non c’era un solo parente di tutte quelle persone buttate lì! Io sono certa che non ti avvisano subito quando una persona muore! Oggi mi chiedo perché dopo un’ora doveva scendere giù a quell’obitorio? Cosa dovevano fare? Ho vissuto una morte di una persona proprio lì al Cardarelli e ti assicuro che il tempo di chiamare l’infermiere per dire che la persona era finita ti portano subito li giù! Andiamo a chiedere per i suoi affetti personali cellulare, portafoglio e nn so cos’altro ma ci dicono che nn si trovano! Dopo giusto una settimana mia zia e mio zio ritornano in ospedale e dopo averli fatti girare in ogni padiglione alla fine riescono a sapere che le cose di mia nonna erano state depositate in una scatola anonima e quindi nn si potevano ritirare ma in più erano state lasciate lì il 6 di novembre ma mia nonna é finita il 10 di novembre alle 11:00 com’è possibile questa cosa?”

Ma non è tutto:

“Nel registro il giorno 10 novembre non era scritto che era deceduta com’è possibile? Allora mia nonna in realtà quando é volata via??? Io sto impazzendo, noi tutti stiamo impazzendo. Abbiamo denunciato anche se so che servirà a ben poco ma spero che nn la passino liscia perché mia nonna come tante altre povere persone tutto questo male non lo meritano!!! Sono solo un numero per loro, li trattano come bestie! Addirittura un infermiere disse: “signora non disperatevi, ci sono morti che sono morti prima di vostra nonna!. Adesso ha tutto la polizia: cartelle cliniche e oggetti personali! Poi capisco che gli vengono tolte le cose nel momento in cui i pazienti non sono più in grado di usarli ma mia nonna già dal momento in cui l’hanno intubata (ovvero verso la metà di ottobre) non poteva più farlo visto che era sedata, ma poi il motivo per il quale risultavano anonimi qual era? Purtroppo non abbiamo registrazioni per questo so per certo ke con questa denuncia non risolveremo nulla!”.

Anna ci tiene a sottolineare una cosa. La mancanza di umanità in alcune scene che ha visto:

“Continuo ad essere sicura che i parenti non vengono avvisati subito anche perché noi di tutti quei sacchi neri eravamo l’unica famiglia che stava lì a piangere una persona cara ormai persa! La cosa va così: arrivi chiami l’onoranze funebri loro vengono, prendono la persona la mettono nella bara e finisce lì! Quindi mi chiedo: “é possibile che i parenti di tutti quei sacchi neri distesi a terra come spazzatura preferiscono lasciarli lì senza metterli in una tomba e portarli almeno al cimitero?”. Allora sono arrivata a conclusione che l’ospedale non ti avvisa subito appena muore una persona, e aggiungo che nessuno della mia famiglia è sicuro che in quella bara c’era mia nonna perchè per  loro un sacco vale l’altro! Voglio anche pensare che dopo la morte sono ancora infetti e quindi devono stare chiusi in questi sacchi ok? Allora perché non li fanno trasparenti? Forse vengono così straziati da non poter essere visti? O come dicevo prima un sacco vale l’altro?. Poi mia nonna aveva 78 anni e alla fine è stata dichiarata morta x COVID quando invece a noi era stato detto che era negativa!”.

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