Coronavirus, il 73% degli italiani vive nell’ansia ma non tutti concordano con le restrizioni

Il Coronavirus ha cambiato lo stile di vita di tutto il mondo, creando anche una divisione tra coloro che sono disposti a rinunciare alla propria libertà ed altri che non sono disposti a farlo. Questo aspetto viene sottolineato dal rapporto Censis.

A tal proposito, il rapporto stilato e pubblicato proprio in data odierna dall’Istituto di Ricerca socio-economico Censis sul Coronavirus, segnala alcuni dati molto interessanti. Il primo di questi è l’ansia e la paura per ciò che sta accadendo in questo fatidico anno. Il 73,4% degli italiani nutre infatti sentimenti di angoscia.

Solo il 57,8% sono invece i cittadini disposti a rinunciare alla propria libertà in nome della tutela pubblica. D’altro canto, il 42,8% degli italiani non è disposto a rinunciarvi. Questo non è un dato banale, in quanto. se da una parte è vero che bisogna pensare alla sicurezza di tutti, dall’altro è pure vero che ci sono tante persone che devono pensare a loro stesse per andare avanti.

In molti infatti hanno perso il lavoro, o hanno visto fallire un’attività, proprio per gli effetti della crisi pandemica. Altro dato interessante proviene invece dai giovani. Circa la metà (precisamente il 49,3% di loro) ha dichiarato che i ragazzi vengano curati prima degli anziani. Le speranze di vita sono ovviamente differenti. Su questo l’Italia è praticamente spaccata in due.

Il rapporto Censis

“Il 73,4% degli italiani indica nella paura dell’ignoto e nell’ansia conseguente il sentimento prevalente. Che porta alla dicotomia ultimativa: «meglio sudditi che morti». Il 57,8% degli italiani è disposto a rinunciare alle libertà personali in nome della tutela della salute collettiva. Il 38,5% è pronto a rinunciare ai propri diritti civili per un maggiore benessere economico. Il 77,1% chiede pene severe per chi non indossa le mascherine di protezione delle vie respiratorie, non rispetta il distanziamento sociale o i divieti di assembramento.

Il 76,9% è convinto che chi ha sbagliato nell’emergenza, che siano politici, dirigenti della sanità o altri, deve pagare per gli errori commessi. Il 56,6% chiede addirittura il carcere per i contagiati che non rispettano rigorosamente le regole della quarantena. Il 31,2% non vuole che vengano curati (o vuole che vengano curati solo dopo, in coda agli altri) coloro che, a causa dei loro comportamenti irresponsabili, si sono ammalati. E per il 49,3% dei giovani è giusto che gli anziani vengano assistiti solo dopo di loro.

Le festività

“Capodanno moscio. Sì al giro di vite per le festività: in vista del Natale e del Capodanno, il 79,8% degli italiani chiede di non allentare le restrizioni o di inasprirle. Il 54,6% spenderà di meno per i regali da mettere sotto l’albero, il 59,6% taglierà le spese per il cenone dell’ultimo dell’anno. Per il 61,6% la festa di Capodanno sarà triste e rassegnata. Non andrà tutto bene: il 44,8% degli italiani è convinto che usciremo peggiori dalla pandemia (solo il 20,5% crede che questa esperienza ci renderà migliori)”.

Lavoro

“Rispetto all’anno scorso, nel terzo trimestre sono già 457.000 i posti di lavoro persi da giovani e donne, il 76% del totale dell’occupazione andata in fumo (605.000 posti di lavoro). E sono 654.000 i lavoratori indipendenti o con contratto a tempo determinato senza più un impiego. Nel secondo trimestre dell’anno i giovani di 15-34 anni risultavano particolarmente colpiti in alcuni settori: alberghi e ristorazione (sono più della metà dei 246.000 occupati in meno nel settore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), industria in senso stretto (-80.000), attività immobiliari, professionali e servizi alle imprese (-80.000), commercio (-56.000).”

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