Sarno, negozio al dettaglio sull’orlo del baratro: “Abbandonati e condannati a morte”

Ormai è trascorso quasi un anno dall’inizio della pandemia da Coronavirus e gli effetti si stanno mostrando devastanti non solo in termini sanitari ma anche economici e sociali: è il caso di Aniello Squitieri, proprietario di un negozio di articoli di pesca sportiva che rischia il fallimento.

La pesca sportiva infatti è vietata a causa delle varie misure restrittive, e in questo c’è un paradosso. I negozi al dettaglio sono tenuti a stare aperti e quindi non possono beneficiare di nessun ristoro. Ma ovviamente se la pesca sportiva è vietata, le vendite sono ai minimi storici.

Questo è ciò che denuncia a Vesuviolive.it Aniello Squitieri, che sta provando a risolvere la situazione cercando di comunicare con vari ministri nazionali e regionali. Il suo negozio è infatti allo stremo. Costretti a stare aperti ma senza lavorare e senza sostegni. Una situazione che ormai sta diventando insostenibile per questo negozio e per tanti altri.

La richieste del titolare è quindi quella di ammettere la pesca come attività sportiva in tempo di coronavirus, tra l’altro si tratterebbe di uno sport che non crei alcun assembramento, o quanto meno di prevedere un risarcimento per danno subito in seguito al divieto di pesca.

Queste le parole nella lettera del nostro lettore Aniello Squitieri: “Non voglio fallire. Siamo abbandonati e condannati a morte dallo Stato. Sono un negoziante sarnese, titolare di Stilepesca.com e denuncio una situazione insostenibile. Possiamo stare aperti, ma non lavoriamo.

Il nostro lavoro è la vendita al dettaglio di articoli da pesca sportiva e amatoriale, generalmente e banalmente catalogato come vendita di articoli sportivi e per il tempo libero. La pesca sportiva, secondo l’ultimo dpcm del 3 novembre, nelle ‘Aree rosse’ è vietata. Nelle ‘Aree arancioni’ è praticabile. Se hai la fortuna di avere il mare, un lago o un fiume. Le limitazioni hanno completamente azzerato per due mesi e mezzo la vendita di articoli del settore, senza dimenticare gli altri mesi critici da inizio pandemia.

E qui il paradosso. Da una parte si vieta la pesca sportiva, dall’altra si tengono aperte le attività commerciali del settore specializzate in vendita di prodotti per la pesca sportiva. Al danno si aggiunge anche la beffa. Con la nostra attività commerciale aperta ma senza clienti, in quanto l’attività della pesca sportiva è vietata.

Ricordo inoltre che lo sport della pesca non crea alcun assembramento, e può essere praticato nel pieno rispetto delle regole e sicurezza. A questa situazione si aggiunge la completa mancanza di aiuti o contributi da parte dello Stato. Non rientrando ed anzi peggio, escludendoci dai decreti ristori in aiuto alle attività.

Non abbiamo soluzioni. Ma noi con quali incassi dovremmo sopravvivere? Dalla Regione aspettiamo risposte, siamo letteralmente schiacciati, stretti fra l’incudine e il martello. Chiedo quindi di ammettere la pesca come attività sportiva e garantire alle attività commerciali che il governo ha lasciato aperte, ma che non hanno clienti e incassi, di essere inserite nel decreto Ristori. O quantomeno prevedere un risarcimento per danno subito a seguito del divieto alla pesca sportiva e dei mancati incassi di questo intero periodo.”

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