Recovery Plan, derubato ancora il Sud: le risorse più cospicue destinate al Nord

Al giorno 30 aprile è fissata la scadenza, per gli stati membri, al fine di presentare i progetti nell’ambito del Recovery Plan, che in Italia ha assunto il nome di Piano nazionale di Rilancio e Resilienza (PNRR). L’Italia può beneficiare di 209 miliardi di euro, la quota più alta di aiuti, a causa delle differenze territoriali tra il Nord ed il Sud il paese: il primo è una delle aree più ricche d’Europa, il secondo una delle più povere. Obiettivo della Commissione Europea è quello di superare i gap territoriali sia tra le diverse nazioni, sia all’interno delle nazioni stesse.

Lo scorso 12 gennaio il Governo Conte ha approvato i piani da finanziare attraverso quei 209 miliardi, tuttavia si tratta di una pianificazione che ancora una volta andrebbe a scapito del Sud per favorire il Settentrione. Svimez e Fondazione PER hanno analizzato il documento, giungendo alla conclusione che “presenta gravi distorsioni soprattutto in materia di collegamenti ferroviari, porti e logistica, al punto da configurare ancora una volta e per il futuro due diversi sistemi di trasporti, scegliendo per il Sud solo opere di miglioramento e concentrando le più cospicue risorse agli investimenti più innovativi nel Centro-Nord.

Il rapporto di Svimez e Fondazione PER ricorda come lo squilibrio tra le due parti d’Italia sia stato ideato e portato avanti fin dagli anni Sessanta quando la nazione “fu divisa in due per la scelta di realizzare le autostrade con due modalità e caratteristiche diverse. Sappiamo quanto questa scelta abbia avuto conseguenze negative sull’intera configurazione e qualità delle reti di comunicazione”.

Modalità di azione perpetuata anche dopo la nascita dell’Unione Europea e gli investimenti da questa finanziati: “Nonostante l’UE abbia caratterizzato la sua stessa nascita con il corposissimo programma (Trans European Network transportation) caratterizzato dal potenziamento della modalità ferroviaria ad Alta velocità/Alta capacità rispetto alle autostrade assai più inquinanti, dal potenziamento delle vie del mare e dei porti nordeuropei e mediterranei anche nel traffico transcontinentale, energetico e turistico, dalla riorganizzazione del trasporto aereo con grandi Hub e aeroporti minori connessi; nessuno di questi investimenti ha riguardato il Sud italiano”.

Sull’Alta velocità ferroviaria viene sottolineato che “è stata realizzata solo nel Centro-Nord fino all’asse Napoli-Bari. Restano totalmente fuori un terzo della popolazione italiana e la Sicilia, tra le prime quattro regioni italiane per popolazione con 5 milioni di abitanti. Intanto le ferrovie ad alta velocità consentono di spostarsi da Roma a Milano in meno di tre ore, e da Roma a Torino in meno di 5 ore. Eppure sarebbe possibile con le stesse modalità spostarsi da Roma allo Stretto in tre ore, e da Roma a Palermo in 5 ore in presenza di collegamento stabile con la Sicilia, mentre i tempi attuali minimi sono rispettivamente di 4 ore e mezza e mezza e di 12 ore”.

Se Graziano Delrio, ministro delle infrastrutture durante il Governo Renzi, destinò soltanto l’1,2% alle ferrovie meridionali nell’ambito dello Sblocca Italia affermando che al Sud ci sono “le rocce”, il rapporto in esame sostiene che “Non c’è alcuna giustificazione tecnica, politica, culturale, perché esista una tale disuguaglianza, e il PRRN deve avere il coraggio di colmarla”.

Decenni di occasioni sprecate ed eccellenze perse per strada, come il primato perso dal porto di Gioia Tauro come primo porto-containers in Europa a causa della mancanza di investimenti sia sul porto che nell’intera Calabria. Proprio il Mediterraneo potrebbe rappresentare il punto di svolta: “Svimez e Fondazione Per, per passare dall’anemica crescita degli ultimi vent’anni a un significativo sviluppo, propongono di fare del Sud un secondo motore della crescita italiana cogliendo l’opportunità dell’enorme espansione di traffici nel Mediterraneo, già ora centrale nel commercio internazionale e ancor più lo sarà in prospettiva: un enorme mercato, in rapido sviluppo demografico, mette in relazione Africa e Medio Oriente con i sistemi maturi e tecnologicamente avanzati dell’UE. L’ultraventennale ghettizzazione del Mezzogiorno nella riserva dei fondi strutturali ha determinato la dissipazione della “rendita mediterranea”, di qui la priorità di realizzare con il Recovery Plan la necessaria rivoluzione logistica per accedere effettivamente a questa rendita posizionale”.

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