Sebastiani sulle nuove misure anti-contagio: “Si è perso tempo, due settimane non basteranno”

Sebastiani

“Abbiamo perso un mese e mezzo. Anzi di più, perché adesso uscirne richiederà il doppio del tempo.” Sono parole di rammarico quelle che Giovanni Sebastiani, matematico dell’Istituto per le applicazioni del Calcolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, riserva dalle colonne de “Il Fatto Quotidiano” alle strategie di contenimento del contagio. Strategie che, stando a Sebastiani, pongono il nostro paese ancora una volta in ritardo rispetto a quella che sarebbe stata la tabella di marcia ideale. “Fossimo intervenuti a fine gennaio, un’altra chiusura come quella di Natale sarebbe stata sufficiente.”

Sebastiani: “Scuole aperte e varianti fattori decisivi per l’aumento dei contagi”

Sebastiani addita la riapertura delle scuole come principale concausa dell’incremento dei contagi, insieme all’incidenza delle varianti ormai sbarcate in Italia. “Nella seconda metà di febbraio già assistevamo ai risultati delle lezioni in presenza, con le terapie intensive che aumenteranno maggiormente nelle regioni che per prime le avevano ripristinate.”

Al momento misure più severe sono necessarie, ma non basteranno a compensare il tempo impiegato ad attuarle. “Arriviamo in ritardo alle stesse soluzioni che avremmo dovuto applicare a fine gennaio, ma allora sarebbe bastato un periodo più breve. Oggi due settimane non sono sufficienti.” Da matematico qual è, Sebastiani chiama i numeri a supporto della sua tesi, facendo presente il livello di riduzione dei casi a cui è possibile ambire entro date tempistiche. “Dal 16% di metà novembre siamo scesi al 10% grazie alle restrizioni. Con le attività pre-natalizie siamo risaliti al 13 e poi col lockdown di Natale giù fino all’8, valore raggiunto il 10 gennaio. Quello è il guadagno che possiamo avere in due settimane, attorno al 5%. Il valore odierno è di 11, quindi se va bene scendiamo al 6, ma non basta per far ripartire il tracciamento e riprendere le redini del contagio.”

“Alla fine di giugno scorso la percentuale di positivi rilevata dai tamponi molecolari era molto bassa, sotto lo 0,5%” – ricorda Sebastiani. “A quel punto si può mappare e sorvegliare preventivamente le categorie a rischio, e soprattutto controllare l’eventuale sviluppo di altre varianti. Una condizione decisamente più favorevole anche per la campagna vaccinale, ma per raggiungerla dobbiamo acquisire una tempestività d’azione che ad oggi continua a mancare: la politica deve essere capace di attuare le restrizioni anche quando sono impopolari.”

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