Presentato il Campania Teatro Festival: 159 eventi in tutta la Regione con un’attenzione ai Borboni

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Nonostante la pandemia, il Napoli Teatro Festival non si ferma e cambia nome. Sono state presentate oggi nella Sala Tiziano del Museo e Real Bosco di Capodimonte le principali novità riguardo la prossima edizione di quello che si chiamerà Campania Teatro Festival. Un’edizione che sarà diretta da Ruggero Cappuccio e finanziata dalla Regione Campania.

Come spiegato dal direttore del Museo di Capodimonte, Bellenger:

“In piena difficoltà e con la pandemia, la migliore risposta che la nostra umanità può dare è l’arte, il teatro e la musica. Ci siamo oggi, e questo ci dà una grandissima speranza. Quest’anno siamo orgogliosi di accogliere il Festival a Capodimonte. All’interno del Festival c’è una parte dedicata al sogno dei Borboni. La mostra ‘Napoli, Napoli, di lava, porcellana e musica‘ è un omaggio alla cultura borbonica, musicale e della porcellana che è al centro delle creazioni al Regno delle due Sicilie, creazioni di pura avanguardia. Stiamo pensando insieme al Palazzo Reale e l’Archivio di Stato di creare un centro di ricerca sull’identità e la cultura del periodo borbonico, momento di splendore per Napoli. Vorrei ringraziare anche il presidente De Luca per il sostegno che porta alla cultura”. 

Alla conferenza ha partecipato a distanza anche Rosanna Romano che ha fatto le veci del governatore campano:

“Oggi non volevamo far mancare la voce della Regione Campania, per un segnale di vicinanza a tutto il mondo dello spettacolo. Stiamo lavorando per il bonus dei lavoratori dello spettacolo, circa 2.300. L’anno scorso ci lasciammo con la parola ripartenza, oggi con la certezza che la Regione Campania è diventata in tutta Italia un laboratorio culturale e creativo”.

Come spiegato da Alessandro Barbano, presidente della Fondazione Campana del Festival:

“In guerra si può fare cultura e spettacolo. In emergenza si può sfidare l’emergenza senza cadere nell’emergenzialismo sottraendoci a quella tentazione autoimmune che molte democrazie hanno e che rilasciano tossine di materialismo. Se rinunciamo alla cultura e all’arte, rinunciato alla vita. Noi ci nutriamo dell’essenziale per la nostra ricchezza e identità umana. Questo Festival è un ponte verso il futuro che ha oggi una passerella straordinaria, quella offerta da Capodimonte. Lo scorso anno ci siamo incontrati, annusati, e questo ponte si è rivelato solido. Siamo qui, in questa sala meravigliosa, a costruire una nuova avventura.

Quest’anno si avrà una narrazione legata ai ruoli più rappresentativi dell’epoca borbonica, come il sogno reale, il progetto speciale di Cappuccio che rispondendo alla mission della Fondazione intende promuovere e valorizzare i beni del patrimonio culturale e immateriale della Regione. Il Festival attiva processi economici e dà lavoro a migliaia di persone per questo abbiamo voluto proteggere l’intero programma che si svolgerà all’aperto e nel rispetto delle restrizioni covid. C’è stata una volontà anche nei giorni drammatici durante il lockdown per fare questo Festival”.

Il direttore Cappuccio spiega il programma del Festival che si terrà da giugno a settembre:

“Siamo alla 14esima edizione del Campania Festival. Ringrazio le università, il Mibact, gli istituti di cultura straniera, l’Italia festival. Il Teatro cambia nome, da 4 anni, la nostra attività soprattutto nei micro territori sta operando in maniera forte e sensibile sull’intero territorio non solo su Napoli. I viaggiatori non si fermavano mai solo a Napoli, volevamo poi vedere Paestum, Capri, Procida, Salerno, Caserta. E il nostro territorio ha questa particolarità, non c’è un villaggio che non dialoghi con il Regno di Napoli. Organizzare un festival in questo momento è tra la neurologia e la cardiologia, c’è il coraggio della Regione, del teatro Napoli Festival, di compagnie e di tutti i lavoratori che mettono in scena i lavori con un destino ignoto perché non sappiamo quando i teatri riapriranno.

In Spagna in questo momento i teatri sono aperti, viviamo in un paese storicamente insensibile al teatro, alle arti e alla cultura. E in Campania noi riusciamo a fare un Festival. La nostra classe politica dirigente, con alcune eccezioni, è incompetente sul fronte della cultura e affezionata in maniera infantile alla propria ignoranza. Invece di lamentarci del buio per l’eternità, abbiamo deciso di accendere una fiammella. 159 eventi, 10 sezioni, 8 palcoscenici a Capodimento e più un magnifico luogo per le mostre, palcoscenici a Salerno, San Leucio a Caserta, Montesarchio. 24 i luoghi in totale coinvolti, 29 debutti alla prosa nazionale, 12 a quella osservatorio, 1500 lavoratori impegnati. Abbiamo un rapporto di media partner con Rai 3, Rai Cultura e rai 5. Devolveremo al Cotugno gli incassi della sezione musica. Comincia venerdì 19 con l’Orchestra Giovanile Cherubini diretta da Muti con un suo omaggio. Il sogno reale di Bellinger, è un progetto che ho pensato perché la mission è stabilire che un monumento, una reggia, un parco non è differente dal teatro rispetto alla messa in scena. Quando un visitatore raggiunge la nostra città, si ha la sensazione che abbia visto una monade. Ha visto qualcosa di organico di un pensiero culturale espresso dai borboni.

Non abbiamo interesse sulla tentazione di riemersione folklorica di un certo passato, né condanna ma con la serenità scientifica di esaminare un pensiero politico in maniera di cultura che passa per il San Carlo, le seterie, il potenziamento di 4 conservatori e che determina la nascita di Napoli come capitale. Il 90% di chi visita Napoli lo fa per quel periodo storico. Ci saranno sette scrittori che scriveranno sette storie con attori come Luca Zingaretti e Alessandro Preziosi ambientate in quel periodo storico. Stamperemo anche guide gratuite perché vogliamo che si comprenda quel sistema di pensiero. A settembre ci saranno tre appuntamenti con artisti stranieri. Tra gli spettacoli italiani ci sarà un lavoro di Marina Confaloni, Medea con Lina Sastri, i Gordi che porteranno Pandora. Ci saranno anche molte mostre come una dedicata a Pino Daniele. Eventi di musica con Eduardo De Crescenzo e passione live con artisti come Semese e Peppe Servillo. Ci sarà anche un progetto a distanza, un hub. Napoli è come una schiava che cerca un padrone dove regnare”.

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