Varianti del Covid contagiano i topi: pubblicato uno studio dell’istituto Pasteur

Le origini dell’epidemia da Sars-cov2 sono ancora incerte. La più quotata è sicuramente quella scientifica: il virus sarebbe nato a seguito di una mutazione genetica durante un salto di specie da un pipistrello ad un serpente. La malattia, partita dal mercato di Wuhan, ha contagiato un grandissimo numero di persone ed ha fermato le vite di tutti. Lo studio stesso si è concentrato sulla malattia negli esseri umani. Ma solo mesi dopo si è scoperto che anche gli animali domestici possono essere contagiati. A salvarsi, fino a poco fa, i topi. Pareva che questi animali, untori della maggior parte delle epidemie della storia, resistesse al covid. La serratura genetica dei roditori bloccava la proteina spike, enzima principale del contagio.

Sul sito bioxvir.com, un sito che pubblica notizie non ancora approvate dalla comunità scientifica, è comparso un articolo dell’istituto francese Pasteur. Lo scienziato genetista Xavier Montagutelli si è accorto che la variante brasiliana e la variante sudafricana del virus colpiscono anche i topi, proprio per la mutazione della modalità di contagio. Nel frattempo, continuano ad aumentare le scoperte di nuove varianti del covid: alcune con sintomi più lievi, altre con maggiore capacità di contagio.

Covid nei topi: le considerazioni degli scienziati

La possibilità di contagio nei topi a tratti preoccupa la comunità scientifica; ma potrebbe essere positivo. A destare preoccupazione è il rischio che i topi possano diventare incubatrici e trasmissori naturali del coronavirus. E potrebbero diventare sede di nuove varianti.

Come appunto positivo per la comunità scientifica, invece, si può dire che lo sviluppo della malattia da Covid-19 rappresenta un vantaggio per lo studio della patologia: i topi contagiati possono diventare soggetti di uno studio più profondo del virus.

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