Covid, esiste una cura per i rari casi di trombosi post vaccino: la rivelano studi inglesi

La problematica vaccino anti covid e ipotetiche trombosi legate alla somministrazioni di quest’ultimo continuano a creare numerosi disagi. Prima la sospensione del vaccino AstraZeneca con il conseguente cambio di età e la riserva ai soli over 60, poi la sospensione anche per il siero Jonhson&Jonhson. Negli Stati Uniti sono stati diversi i casi sospetti che hanno fatto scattare l’allarme e sospendere le consegne del vaccino in tutta Europa.

Come curare la trombosi post vaccino: la parola dei medici

Si chiama trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino (Vitt, dall’inglese vaccine induced immune thrombotic thrombocytopenia) la rarissima patologia collegata alla somministrazione di alcuni vaccini anti-Covid. I sintomi (difficoltà respiratoria, dolore al petto, forte mal di testa, dolore addominale persistente, vista offuscata, vertigini, comparsa spontanea di lividi) compaiono da cinque a 20 giorni dopo la vaccinazione.

La definizione arriva dagli autori di due studi(primo e secondo) pubblicati sul New England Journal of Medicine. I due studi suggeriscono che il trattamento precoce con immunoglobuline e anticoagulanti non eparinici può essere utile nei casi di trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino. “I medici  devono sapere che, in alcuni pazienti, la trombosi venosa o arteriosa può svilupparsi in siti insoliti come il cervello o l’addome“.

Se è accompagnata da trombocitopenia (quantità insufficiente di piastrine, cellule che favoriscono la coagulazione di sangue), può rappresentare un effetto avverso della vaccinazione.

Gli autori ipotizzano anche una strategia terapeutica, da attuare prima possibile (per questo è importante riconoscere subito i sintomi): somministrare immunoglobuline ad alte dosi per via endovenosa, specialmente quando un paziente presenta una condizione grave, come la trombosi venosa cerebrale.

Si lavora anche per fare luce sulle cause delle trombosi cerebrali. Sono due le ipotesi principali: la prima riguarda l’adenovirus utilizzato come “navetta” per trasportare nelle cellule il materiale genetico di Sars-CoV-2; la seconda prende in considerazione le tecniche di produzione della proteina Spike utilizzata nel vaccino. L’adenovirus, reso inoffensivo, è presente in AstraZeneca e altri vaccini (Johnson & Johnson, Sputnik, Reithera, CanSino): porta nelle cellule frammenti del materiale genetico di Sars-CoV-2; questi ultimi stimoleranno le cellule a produrre anticorpi.

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