Coprifuoco, Galli sbotta: “Ho la nausea di questo discorso”

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Il coprifuoco in Italia è uno degli argomenti più discussi nell’ultimo mese. Il Governo ha imposto alle 22 l’orario limite per poter circolare liberamente per strada ma le regioni tutte vorrebbero si allungasse almeno di un’ora portandolo quindi alle 23. Un’ora in più che permetterebbe ai lavoratori serali un maggiore guadagno economico.

Estate 2021 – tutte le misure al vaglio 

Limite d’orario che senza dubbio sarà – a meno che i casi non aumentino improvvisamente – posticipato o addirittura cancellato con l’arrivo dell’estate. Chi sembra però stufo dell’argomento coprifuoco è il professor Massimo Galli, direttore Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, che in collegamento con la trasmissione ‘Agorà’ su Rai3 ha detto la sua.

Ho la nausea dei discorsi sul coprifuocodice Galli. Io dico solo una cosa, nell’arco della giornata esistono quattro condizioni che implicano movimento e rimescolarsi della popolazione tutta: l’andare a lavoro o a scuola, lo stare a lavoro o a scuola con i contatti che si hanno, il tornare a casa, l’uscire la sera e avere relazioni e vedere gente.

In tutte queste situazioni si hanno contatti e ci si mischia con gente diversa, con livelli diversi di precauzioni e secondo i comportamenti individuali. E’ evidente che se devi mantenere per forza le prime tre cose, che sono quelle che tengono in movimento il paese, finisci per doverne sacrificare o ridimensionare una, che comporta un rimescolamento di popolazione completamente diverso dalle altre tre.

Se si capisce questa cosa – prosegue – si capisce perché si parla di limitazioni serali, in altre parole disincentivo a muoversi la sera, altrimenti andremo avanti a discutere all’infinito. Io francamente non sono né entusiasta né motivato a farlo, non dovrebbe essere difficile da capire ma se ci si vuole fare continuamente una polemica di tipo politico.

Mi rendo conto che ci sono le esigenze di coloro che la sera hanno la loro attività economica principale e non riescono a sopravvivere – conclude Galli – ma è un’altra questione in chiave strettamente epidemiologica: queste sono le quattro realtà“.

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