Ercolano, cittadinanza a Liliana Segre. Il sindaco Buonajuto: “Qui grazie alla memoria”

Il giorno 21 maggio il Comune di Ercolano ha conferito alla senatrice a vita Liliana Segre la cittadinanza onoraria. La cerimonia ha avuto luogo alle ore 15 nell’aula consiliare di Palazzo della Città di Ercolano. La Senatrice, purtroppo, non era presente all’evento, quindi è stato il deputato delegato Emanuele Fiano a ricevere ufficialmente la pergamena e le chiavi della città. Alla cerimonia erano presenti anche il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Ivan Scalfarotto, e il rappresentante della Comunità Ebraica, Sandro Tenin.

Cittadinanza onoraria per Liliana Segre a Ercolano: le parole dei presenti

Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza. Esordisce il sindaco Buonajuto. “Ci aiuta a ricordare che ognuno ha una coscienza e deve utilizzarla. È grazie alla memoria se siamo qui. La consegna delle chiavi della città è un riconoscimento importante non solo a una donna che ha sofferto, ma anche ad una donna che ha dimostrato durante la vita grande generosità. Parlare ai giovani del proprio dolore significa essere generosi perché ogni volta Liliana Segre rinnova il suo dolore. Ma è come se volesse consegnare la memoria ai giovani, affinché ciò che è accaduto non capiti mai più.

“Non posso che compiacermi con la città di Ercolano che ha preso questa bellissima iniziativa. Portare ovunque la memoria è importantissimo. La Shoah non è passata per la Campania perché grazie alle Quattro giornate di Napoli, l’unica comunità ebraica al sud di Roma era già libera e gli ebrei di Napoli si sono potuti salvare tutti. Le persecuzioni sono iniziate per fortuna quindici giorni dopo. La Comunità Ebraica di Napoli è l’unica al sud di Roma e si interessa di tutte le minoranze ebraiche del Sud” – spiega Sandro Tenin.

Ivan Scalfarotto ed Emanuele Fiano

“È un momento di altissimo civismo.” Così Ivan Scalfarotto nel suo intervento. “Dare la cittadinanza a Liliana Segre significa restituire a lei e agli ebrei italiani che sopportarono la vergogna delle leggi razziali il contenuto di quella cittadinanza che fu svuotata da quelle leggi. Ercolano inserisce questa giornata così importante in un’operazione più ampia. Usare il civismo, la cultura e la bellezza per contrastare il fenomeno criminale, che invece prospera sulla violenza e sulla bruttezza.”

“In fondo all’odio e alla discriminazione razziale c’è la dissoluzione degli elementi più naturali dei quali noi siamo costituiti: la vicinanza, l’affetto, l’amore, l’empatia. In quegli anni ci fu la scelta nel separare cittadini di Serie B dal resto. Vennero tolti diritti elementari, ma la radice dell’odio fu l’impossibilità di essere normali. Una delle caratteristiche con la quale Segre ci ha trasmesso in questi anni la virulenza dell’odio antiebraico, è che tutto ciò più avvenire in apparente normalità, nell’indifferenza degli altri. Ciò accade ancora oggi. Occasioni come queste sono importanti perché stiamo perdendo il privilegio di avere testimoni viventi di ciò che accadde. Le parole del deputato Emanuele Fiano, figlio di Nedo Fiano, scrittore morto qualche mese fa, anch’egli sopravvissuto nel campo di concentramento di Auschwitz.

Liliana Segre è stata nominata senatrice a vita nel 2018 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti in campo sociale”. Per più di 30 anni ha raccontato nelle scuole e durante incontri pubblici la sua esperienza nei campi di concentramento. Deportata ad Auschwitz all’età di 13 anni, fu l’unico membro della sua famiglia a sopravvivere. Di questi giorni è anche la prima seduta della senatrice Segre da presidente della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. “Ho conosciuto l’odio che ero piccolissima, tutto parte dalle parole che poi possono diventare fatti. Ho aspettato 82 anni questa commissione, da quando ne avevo 8. Cioè da quando ho sentito parole di odio.”

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