Casoria, Antimo Giarnieri vittima innocente di camorra: fu ucciso per errore a 19 anni, due arresti

antimo giarnieri
Foto fb Antimo

Svolta nelle indagini sulla morte di Antimo Giarnieri, il 19enne che fu ucciso un anno fa a Casoria con dei colpi di pistola. I carabinieri hanno infatti arrestato questa mattina due uomini, uno dei quali è ritenuto l’autore materiale dell’omicidio che avvenne per uno scambio di persona. Il vero bersaglio di quell’agguato infatti non era Antimo che è risultato essere incensurato.

La sera dell’8 luglio, Antimo mentre si trovava al “Parco Smeraldo” fu sparato da un uomo disceso da una vettura che esplodeva all’indirizzo del ragazzo e di alcuni presenti, 8 colpi di pistola cal. 7.65, di cui 4 colpivano il Giarnieri provocandone la morte e un colpo feriva un minorenne. Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e coordinate dalla D.D.A. di Napoli hanno permesso di accertare che il reale obiettivo del killer fosse un altro soggetto fatalmente scambiato per l’incensurato Giarnieri, risultato invece estraneo a dinamiche delinquenziali.

Questa mattina a Casoria i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura partenopea nei confronti di due soggetti. S. C. è gravemente indiziato di estorsione aggravata dal metodo mafioso e R. T. è gravemente indiziato di due episodi estorsivi aggravati dal metodo mafioso (di cui uno tentato e uno consumato ai danni di alcuni spacciatoti della zona costretti a versare una quota imposta dal clan), nonché dell’omicidio di Giarnieri Antimo (all’epoca diciannovenne) e del tentato omicidio di un soggetto minorenne (C.S.) , rimasto ferito al fianco sinistro.

In particolare è R.T. ad esser stato individuato dalle investigazioni in corso quale soggetto gravemente indiziato per l’agguato presso il parco Smeraldo (oltre ad essergli contestato l’uso di armi). A lui viene contestata l’aggravante del metodo mafioso, in quanto avrebbe agito per agevolare l’attività e gli scopi criminali di gruppo camorristico di cui è referente territoriale un elemento contiguo al clan “Moccia” e allo stato detenuto per estorsione aggravata dal metodo mafioso, nonchè allo scopo di affermare il controllo di quest’ultimo sul territorio. In una delle due estorsioni, l’uomo aveva già mostrato tutta la sua ferocia quando aveva strappato parte del padiglione auricolare ad una vittima minacciandolo “di fare il bravo, perché ora ci siamo io e Totore O’Cane”. Nella seconda estorsione, i due indagati si facevano consegnare la somma di 500 euro, quale quota mensile imposta dal clan, da un soggetto ristretto agli arresti domiciliari ricorrendo anche a violenza fisica per costringerlo a consegnare il denaro, il tutto dinanzi alla moglie della vittima, anch’essa aggredita brutalmente nel mentre cercava di reagire a difesa del marito.

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