Vaccini, Iss: “Dopo 4 mesi dalla prima dose il rischio di diagnosi si riduce dell’80%”

vaccino Covid

Tra la prima e la seconda dose di vaccino anti covid possono passare svariati giorni e anche il periodo che intercorre tra le due somministrazioni, è stato negli ultimi tempi più volte modificato. Ci si chiede dunque quanta effettiva copertura garantisca già la prima dose, e se si può “stare tranquilli” in attesa della seconda inoculazione.

Vaccino, il rapporto dell’Iss

Il secondo rapporto redatto dal gruppo di lavoro ‘Sorveglianza vaccini Covid-19’ dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e ministero della Salute, che aggiorna quello del 15 maggio scorso, risponde a tale quesito e indica che i dati più recenti, relativi a un periodo compreso fra 105 e 112 giorni dalla prima dose del vaccino anti Covid-19, suggeriscono una protezione protratta nel tempo.

A partire dai 105-112 giorni dalla vaccinazione – si legge nel rapporto – si osserva una ulteriore riduzione del rischio di diagnosi, con un effetto simile negli uomini, nelle donne e in persone in diverse fasce di età. Al momento non vengono rilevati aumenti nel rischio di diagnosi nei periodi di osservazione più lunghi dopo la vaccinazione, questo suggerisce una protezione protratta nel tempo”.

Il report si riferisce a circa 14 milioni di persone vaccinate con almeno una dose, che rappresentano quasi un quarto della popolazione italiana. “La valutazione del rischio di COVID-19 arriva ad oltre 130 giorni dalla somministrazione della prima dose. Rispetto al precedente report la popolazione in studio si caratterizza per l’aumento di soggetti vaccinati nella classe di età da 40 anni in su. Si riscontra inoltre un aumento delle vaccinazioni con Comirnaty e Vaxzevria e l’inizio delle somministrazioni del vaccino Janssen”.

In questa nuova analisi viene confermato quanto detto nel report precedente, ovvero che “I rischi di infezione da SARS-CoV-2, ricovero, ammissione in terapia intensiva e decesso diminuiscono rapidamente dopo le prime due settimane e fino a circa 35 giorni dopo la somministrazione della prima dose. Dopo i 35 giorni si osserva una stabilizzazione di questa riduzione che è di circa l’80% per il rischio di diagnosi, il 90% per il rischio di ricovero e di ammissione in terapia intensiva e il 95% per il rischio di decesso. Questi effetti sono simili sia negli uomini che nelle donne e in persone in diverse fasce di età. Anche per gli operatori sanitari e per gli ospiti delle RSA si osservano riduzioni di ricovero simili”.

Di recente sono stati pubblicati studi osservazionali che hanno valutato l’efficacia nella pratica dei vaccini anti COVID 19 in UK, in Israele, e in Italia. “Studi condotti in UK e in Israele mostrano che alla somministrazione del vaccino Comirnaty (Pfizer) si associa una riduzione sostanziale del rischio di infezione asintomatica e sintomatica a 7 giorni dal completamento dell’intero ciclo vaccinale. Le stime riportate della prevenzione dell’infezione si attestano attorno a valori dell’85% per lo studio britannico e 92% (asintomatici) e 94% (sintomatici) per lo studio israeliano. Gli stessi studi indicano inoltre un’efficacia preventiva a partire dalla terza settimana successiva alla somministrazione della prima dose.

Sul vaccino Comirnaty è stato anche pubblicato recentemente uno studio di coorte condotto in Italia in una popolazione di operatori sanitari della provincia di Treviso i cui risultati sono in linea con i dati riportati in Israele e UK. Il vaccino Vaxzevria è stato valutato in uno studio caso-controllo condotto in UK che ha stimato in una popolazione di soggetti anziani (≥70 anni) un’efficacia del 60% a partire dai 28 giorni successivi alla vaccinazione. Per quanto riguarda gli effetti della vaccinazione su rischio di ospedalizzazione, gli studi disponibili evidenziano un rischio minore di ospedalizzazione nei vaccinati con Comirnaty e Vaxzevria rispetto ai non vaccinati e un rischio minore di mortalità associato alla somministrazione del vaccino Cominarty”.

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