Melanoma metastatico, nuovo mix di cure diminuisce la progressione: lo studio del Pascale

Melanoma metastatico.Relatlimab, anticorpo anti-LAG 3, più nivolumab offre importanti benefici clinici e potenzia la risposta immune. La sopravvivenza globale ha raggiunto i 72 mesi e il 49% dei pazienti è vivo“, lo ha detto Paolo Ascierto, Direttore Oncologia Pascale di Napoli al Congresso 2021 dell’Asco (Società americana di oncologia clinica).

La nuova strada per potenziare l’attività immunitaria anti cancro si chiama LAG-3. È un checkpoint immunitario, cioè un “freno”, utilizzato dal tumore per aggirare la risposta alle terapie immuno-oncologiche, che si affianca a quelli già noti come PD-1 e CTLA-4. Nei pazienti come melanoma metastatico mai trattati prima, la combinazione di relatlimab, anticorpo anti LAG-3, e nivolumab, molecola anti PD-1, ha ridotto del 25% il rischio di progressione della malattia.

Nuovo studio sul melanoma metastatico

Nello studio internazionale sono stati coinvolti 714 pazienti con melanoma metastatico o non operabile – spiega Paolo Ascierto-. È evidente il significativo beneficio clinico offerto dalla nuova combinazione relatlimab e nivolumab in prima linea, con una buona tollerabilità. Gli inibitori di checkpoint immunitari in monoterapia o in combinazione hanno cambiato la storia della malattia e migliorato i tassi di sopravvivenza. Ciononostante, resta una percentuale di pazienti che potrebbero trarre benefici dalla nuova terapia di combinazione che influenza vie cellulari complementari per migliorare l’attività anti-tumorale. Pertanto, puntare alla via di LAG-3 in combinazione con l’inibizione di PD-1 può rivelarsi una strategia chiave per potenziare la risposta immune”.

I primi studi su relatlimab furono avviati circa quattro anni fa proprio al ‘Pascale’ di Napoli, in cui dimostrammo come sbloccare il nuovo freno al sistema immunitario – afferma il Prof. Ascierto -. La sfida ora è capire quali siano i pazienti candidati a questo trattamento e LAG-3 può costituire un biomarcatore valido per la selezione della miglior terapia”. Nel 2020, in Italia, sono state stimate quasi 14.900 nuove diagnosi di melanoma.

Sono state arruolate 945 persone – continua il Prof. Ascierto -. Il 49% dei pazienti trattati con la combinazione è vivo a 6 anni e mezzo. In particolare, la sopravvivenza globale mediana è stata di 72,1 mesi con nivolumab più ipilimumab – la più lunga finora riportata in uno studio di fase III nel melanoma avanzato – rispetto a 36,9 mesi con nivolumab e a 19,9 con ipilimumab. È quindi decisivo l’impatto della combinazione sulla sopravvivenza globale, soprattutto se si considera che, prima dell’immunoterapia, la speranza di vita dei pazienti con melanoma metastatico era di circa 6 mesi e meno del 10% era vivo a un quinquennio”.

Un altro aspetto importante è rappresentato dal fatto che il 77% dei pazienti vivi a 5 anni e che hanno ricevuto la combinazione non ha più avuto necessità di ricevere un trattamento sistemico – conclude il Prof. Ascierto -. La duplice immunoterapia evidenzia quindi un significativo ‘effetto memoria’: la sua efficacia si mantiene a lungo termine, anche dopo la fine delle cure”.

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