Santa Maria, Draghi visita il carcere delle violenze: “Se c’è abuso non c’è giustizia”

Il Premier Mario Draghi e la Ministra della Giustizia Marta Cartabia hanno visitato il carcere ‘Francesco Uccella’, a Santa Maria Capua Vetere, rilasciando dichiarazioni sugli episodi di violenza avvenuti al suo interno il 6 aprile del 2020.

Draghi e Cartabia al carcere di Santa Maria Capua Vetere

Queste le parole del Presidente del Consiglio: “Oggi non siamo qui a celebrare trionfi o successi ma piuttosto ad affrontare le conseguenze delle nostre sconfitte. Venire qui oggi significa guardare da vicino per iniziare a capire. Quel che abbiamo visto nei giorni scorsi, ha scosso nel profondo la coscienza degli italiani e dei colleghi della polizia penitenziaria che lavorano con fedeltà in questo carcere”.

Quanto alle scene dei pestaggi avviati dagli agenti ai danni dei detenuti ha commentato: “Queste sono immagini di oltre un anno fa. Le indagini in corso ovviamente stabiliranno le responsabilità individuali ma quella collettiva è di un sistema che va riformato. Il Governo non ha intenzione di dimenticare, non può esserci giustizia dove c’è abuso e non c’è rieducazione dove c’è sopruso”.

“La Costituzione italiana sancisce, all’art. 27, i principi che devono guidare lo strumento della detenzione. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. A questi principi deve accompagnarsi la tutela dei diritti universali, il diritto all’integrità psicofisica, all’istruzione, al lavoro, alla salute, solo per citarne alcuni. Questi diritti vanno sempre protetti soprattutto in un contesto che vede limitazioni alle libertà”.

“L’Italia è stata condannata due volte dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per il sovraffollamento carcerario. Ci sono migliaia di detenuti in più rispetto ai posti letto disponibili. Sono numeri in miglioramento ma comunque inaccettabili. Ostacolano il percorso verso il ravvedimento, il reinserimento nella vita sociale, obiettivi più volte indicati dalla Corte Costituzionale”.

“In un contesto così difficile lavorano ogni giorno, con spirito di sacrificio e dedizione assoluta, tanti servitori dello Stato, in primis la Polizia penitenziaria che in grande maggioranza rispetta i detenuti, la propria divisa, le istituzioni. Gli educatori assicurano le finalità riabilitative della pena, i mediatori culturali assistono i carcerati di origine straniera, i volontari permettono molte delle attività di reinserimento. A voi e ai vostri colleghi in tutta Italia e al corpo della polizia penitenziaria va il più sentito ringraziamento del Governo e il mio personale. La detenzione deve essere recupero, riabilitazione. Gli istituti devono essere comunità, l’inizio di un nuovo percorso di vita. L’Italia e il Governo vogliono accompagnarvi”.

Sulla stessa scia la Ministra Cartabia: “Un pensiero a tutti i che in questo luogo hanno subito atti ingiustificabili di violenze e umiliazioni. Ringrazio il Presidente Draghi che ha sentito insieme a me il desiderio di visitare questo carcere dopo aver visto le immagini dei fatti gravissimi avvenuti tra queste mura poco più di un anno fa. Mai più violenza nelle carceri europee. Lo abbiamo detto con forza e lo ripetiamo anche qui. Quegli atti sfregiano la dignità della persona umana che la Costituzione pone come vera pietra angolare della nostra convivenza civile. Il carcere è un luogo di dolore, sofferenza, pena ma non sia mai un luogo di violenza e umiliazione. La pena non sia mai contraria al senso di umanità”. 

“La presenza del Premier ci dice che ciò che accade nelle carceri riguarda tutti, sono problemi del Governo e del Paese. Di quei problemi tutto il Governo vuole farsi carico. Noi siamo qui perché quei gravissimi fatti richiedono una presa in carico collettiva dei problemi di tutti i nostri istituti penitenziari affinché non si ripetano atti di violenza contro i detenuti e gli agenti. Siamo qui per dire che i vostri problemi sono i nostri”.

“Il Presidente Draghi, alla vista di quelle immagini, ha mostrato sdegno, sensibilità profondissima, commozione e una determinata volontà di fare, affrontare i problemi nella loro concretezza. Allora ripartiamo dai fatti concreti. Il primo grave problema è il sovraffollamento, nelle carceri si fa fatica persino a respirare. Anche a Santa Maria le presenze superano di un centinaio il numero massimo, su una capienza di 809 posti 905 sono i detenuti presenti.

Conclude elencando gli interventi da attuare per migliorare le condizioni dei detenuti e degli agenti in servizio e riformare, in tal modo, gli istituti di detenzione: Oggi bisogna far fronte a questo problema con strutture materiali, interventi normativi, personale e formazione”.

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