Il vaccino Johnson & Johnson potrebbe non proteggere dalla variante Delta. Lo studio

Uno studio fatto da un team di ricerca americano guidato da alcuni scienziati del Dipartimento di Microbiologia della Scuola di Medicina “Grossman” dell’Università di New York, insieme ai colleghi del Dipartimento di Medicina e del Langone Vaccine Center, coordinati dal professor Nathaniel R. Landau, ha determinato che il vaccino monodose Johnson & Johnson potrebbe essere poco efficace contro la variante Delta, la variante del Coronavirus che sta destando molta preoccupazione a causa del fatto che i vaccini non garantiscono la piena copertura.

I ricercatori, dopo aver messo a confronto i titoli anticorpali neutralizzanti innescati dal vaccino di Pfizer e quelli del vaccino di J&J, verificandone l’attività di neutralizzazione contro diverse varianti del SARS-CoV-2 (Beta, Delta, Delta Plus e Lambda), sono giunti a questa spiacevole conclusione.

Secondo lo studio pubblicato su bioRxiv.org, “La crescente prevalenza delle varianti SARS-CoV-2 ha sollevato preoccupazioni riguardo a possibili diminuzioni dell’efficacia del vaccino. Qui, sono stati confrontati i titoli anticorpali neutralizzanti suscitati da un vaccino basato su mRNA e un vaccino basato su vettori adenovirali contro virus pseudotipizzati varianti. Gli anticorpi provocati da BNT162b2 e mRNA-1273 hanno mostrato una modesta resistenza alla neutralizzazione contro le varianti Beta, Delta, Delta plus e Lambda mentre gli anticorpi suscitati da Ad26.COV2.S da una frazione significativa di individui vaccinati erano di basso titolo neutralizzante (IC50 <50). I dati sottolineano l’importanza della sorveglianza per le infezioni rivoluzionarie che provocano gravi COVID-19 e suggeriscono il beneficio di una seconda immunizzazione dopo Ad26.COV2.S per aumentare la protezione contro le varianti”.

Questo studio però tiene conto soltanto dell’attività neutralizzante degli anticorpi, che è solo una delle componenti del nostro sistema immunitario; infatti, in un altro studio è emerso che: “I dati attuali per gli otto mesi studiati finora mostrano che il vaccino a iniezione singola Johnson & Johnson COVID-19 genera una forte risposta anticorpale neutralizzante che non diminuisce; piuttosto, osserviamo un miglioramento nel tempo. Inoltre, osserviamo una risposta immunitaria cellulare persistente e particolarmente robusta e duratura”.

Inoltre, prosegue lo studio pubblicato su jnj.com “Nello studio ENSEMBLE, il vaccino monodose COVID-19 di Johnson & Johnson è stato efficace all’85% contro malattie gravi/critiche e ha dimostrato protezione contro il ricovero in ospedale e la morte”.

Ciò che però fa un po’ preoccupare è che in uno studio fatto in Canada, è stato stabilito che la singola dose di AstraZeneca protegge al 30% contro la variante Delta, ma con la doppia dose si arriva fino a quasi il 100% per quanto riguarda tassi di ospedalizzazione e morte. Dato che AstraZeneca e Johnson & Johnson sono vaccini dallo stesso principio attivo, si sta valutando se far fare anche una seconda dose per J&J, per garantire una maggiore copertura, anche se al momento le autorità sanitarie internazionali non ritengono necessario un richiamo per chi ha ricevuto il vaccino monodose di Johnson & Johnson.

Di recente inoltre in Israele, l’efficacia del vaccino Pfizer, in materia di protezione dai contagi, ha subito un drastico calo con il diffondersi della variante Delta. A dichiararlo su Twitter è Yaniv Erlich, professore associato alla Columbia University e scienziato israeliano.

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