Il Tar boccia le liste di Catello Maresca. Il pm: “Una normativa medievale”


NAPOLI – E’ un Catello Maresca che prova a dare una scossa ai suoi quello che si è mostrato stamattina al teatro Troisi a Fuorigrotta, dove il candidato sindaco del centrodestra ha voluto spiegare le ragioni per cui il Tar ha respinto il ricorso contro l’esclusione di quattro liste in suo appoggio, ‘Catello Maresca sindaco’, ‘Catello Maresca’, ‘Partito Animalista Movimento a Quattro Zampe’ e ‘Prima Napoli’, quest’ultima di diretta emanazione della Lega di Matteo Salvini. Una situazione particolarmente delicata quella che si è creata nella pattuglia guidata dal magistrato, in virtù degli ultimi sondaggi di Arcadia-Winpoll per Il Mattino che danno Antonio Bassolino al 17,3%, pericolosamente vicino a Maresca che si attesta intorno al 21,1%, e ora ulteriormente azzoppato dallo stop imposto dai giudici amministrativi.

IL TAR BOCCIA LE LISTE DI CATELLO MARESCA. IL PM: “FAREMO RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO”

Ma quali sono i motivi alla base dell’esclusione delle liste del centrodestra? Anzitutto i giudici scrivono nelle loro motivazioni che i delegati di lista non potevano essere accompagnati da altre persone, a differenza di quanto accaduto presso l’ufficio elettorale di Soccavo, dove si è formata una ressa con diversi episodi di tensione. “Noi avevamo ben ventidue plichi da consegnare, due liste con le municipalità complete” – spiega Maresca – “Concretamente come potevamo consegnarle senza i nostri collaboratori? Ecco perché questa è una normativa che io definisco medievale”.

La seconda ragione di esclusione è data dall’incompletezza della documentazione presentata, nonostante i delegati della lista si siano presentati in tempo rispetto all’orario di chiusura dell’ufficio (due minuti prima delle 12:00, ndr). Anche qui Maresca ci tiene a evidenziare i passaggi più critici della sentenza: “I giudici riconoscono sì che siamo arrivati in tempo, ma in buona sostanza affermano che dovevamo arrivare in anticipo di almeno un quarto d’ora o venti minuti, perché era prevedibile si formassero degli assembramenti fuori ai cancelli, e addirittura che dovevamo aspettarci vi fosse un banchetto che sbarrasse l’ingresso dell’ufficio. In pratica si verifica un’inversione dell’onere della prova che io ritengo inammissibile. Tra l’altro avevamo tutta la documentazione necessaria con noi, ma nonostante fossimo arrivati in tempo, i funzionari prima non ci hanno fatto entrare, e poi non l’hanno voluta accettare”. Infine la promessa di andare fino in fondo alla vicenda: “La verità è che qui di giuridico c’è ben poco, la legge ci imponeva di arrivare entro le 12 e noi lo abbiamo fatto, eppure questo non è stato sufficiente a sanare il vizio. Ecco perché faremo ricorso al Consiglio di Stato, perché crediamo nella democrazia”.

Maresca non ha rinunciato a sferrare un attacco contro il suo diretto competitor, Gaetano Manfredi: “E’ lui il nostro vero avversario, voglio che sia chiaro, non sono certamente i giudici di cui io rispetto sempre e comunque le sentenze. Il nostro avversario è ‘De Manfredis’, e lo chiamo così perché è sotto gli occhi di tutti la migrazione della nomenklatura di de Magistris verso di lui, dal vicesindaco attuale a numerosi loro ex assessori, si tratta di un dato oggettivo e scontato”. Ed infine l’affondo contro coloro che Maresca definisce “ciucciuettole e schiattamuorti”, ossia: “Tutto quel mondo che sta cercando di avvicinare i nostri candidati esclusi per accaparrarsi il loro sostegno, è una pratica di cattivo gusto e un degrado politico morale da disprezzare, che a me fa addirittura vomitare”.


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