Green Pass e lavoro, dagli idraulici ai tassisti: tutti i chiarimenti del Governo

Dal prossimo 15 ottobre l’obbligo del Green Pass sarà esteso al mondo del lavoro e, a seguito dell’approvazione del decreto, il Governo ha aggiornato la sezione delle faq, offrendo ulteriori chiarimenti relativi al provvedimento in questione.

Obbligo Green Pass a lavoro: il Governo aggiorna le faq

Da metà ottobre e fino al 31 dicembre dell’anno corrente, l’utilizzo della certificazione verde sarà esteso a tutti i luoghi di lavoro, sia in ambito pubblico che privato. In caso di mancata esibizione del pass, il lavoratore rischia, infatti,  la sospensione dello stipendio.

Innanzitutto il Governo chiarisce che l’essere in possesso del Green Pass non fa venir meno il rispetto delle consuete regole anti-covid. In particolare resta fondamentale il rispetto del distanziamento interpersonale. In più per i lavoratori in smart working l’obbligo decade ma la modalità di lavoro a distanza non può essere utilizzato allo scopo di eludere il possesso del pass.

Sciolti anche i nodi relativi ad alcune categorie di lavoratori quali idraulici, elettricisti e altri tecnici. All’interno delle faq viene chiarito che i clienti che ricevono tali lavoratori nelle proprie case non dovranno richiedere il controllo del Green Pass ‘in quanto non sono datori di lavoro ma stanno acquisendo servizi’. Resta fermo che è loro facoltà chiedere l’esibizione del Green Pass. 

Diversamente per accogliere colf e badanti il soggetto, nonché datore di lavoro, è tenuto a verificare che il dipendente abbia il Green Pass. Quanto ai tassisti si precisa che non hanno l’obbligo di controllare se i clienti siano in possesso o meno della certificazione.

Sui controlli effettuati nei confronti dei liberi professionisti si sottolinea che ‘il libero professionista quando accede nei luoghi di lavoro pubblici o privati per lo svolgimento della propria attività lavorativa viene controllato dai soggetti previsti dal decreto-legge n. 127 del 2021’. Il titolare dell’azienda che opera al suo interno, invece, ‘viene controllato dal soggetto individuato per i controlli all’interno dell’azienda’.

Al momento per le aziende private non è prevista l’introduzione di piattaforme di controllo analoghe a quelle della scuola o del pubblico impiego. Non è escluso però che in seguito il Dpcm possa essere aggiornato in tal senso, dopo averne verificato la realizzabilità dal punto di vista tecnico.

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