Napoli, 93% dei ricoverati è no vax: oltre ad ammalarsi diffondono di più il virus

Prosegue la risalita dei contagi da covid con un progressivo incremento dei ricoveri soprattutto tra i cosiddetti no vax, come confermato da Maurizio Di Mauro, direttore generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli alla quale afferiscono i principali ospedali partenopei: Monaldi, Cto e Cotugno. Persiste, infatti, una parte della popolazione decisa a non aderire alla campagna vaccinale. Una decisione che, secondo gli esperti, aumenta non solo il rischio di ospedalizzazione ma anche quello di diffondere il virus in maniera incontrollata a differenza di quanto accade per i vaccinati.

Covid, aumento ricoveri tra no vax: anche un 17enne in subintensiva

L’ondata di ricoveri sembra investire non solo i soggetti fragili ma anche i giovani. Lo stesso Di Mauro, come reso noto dall’Adnkronos, ha spiegato: “Il dato che registriamo e che ci lascia sgomenti è che ormai oltre il 93-94% dei ricoverati sono non vaccinati, anche giovani. Abbiamo 30enni intubati in terapia intensiva e un 17enne no vax con polmonite conclamata. E’ una cosa che fa rabbia”.

Diversi studi hanno messo in evidenza che, seppur il completamento del ciclo vaccinale non renda completamente immuni dal contagio, la protezione offerta dal vaccino nella quasi totalità dei casi evita ai pazienti infetti di ricorrere all’ospedalizzazione. 

Il contagio, infatti, nella maggioranza dei casi, per i vaccinati si rileva di lieve entità tendendo a scomparire nel giro di pochi giorni. Dunque, come evidenziato da uno studio dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, a differenza dei non vaccinati, i soggetti coperti da entrambe le dosi non risultano essere contagiosi a lungo: la loro capacità di trasmettere l’infezione agli altri dura al massimo 3 giorni e il virus non invaderebbe i polmoni.

Un recente studio dell’Università di Oxford ha confermato la tesi dimostrando che, a parità di carica virale, i vaccinati non riuscirebbero a contagiare gli altri allo stesso modo dei non vaccinati. Secondo i ricercatori: “E’ possibile che il vaccino faciliti una più rapida eliminazione delle singole particelle virali vitali, lasciando dietro di sé particelle virali inefficaci e danneggiate che però contengono ancora Rna rilevabile tramite tampone molecolare”.

Per tale motivo la vaccinazione di massa riuscirebbe a bloccare la catena del contagio nel breve tempo mentre, al contrario, in presenza di una consistente percentuale di non vaccinati la diffusione sarebbe destinata ad aumentare. Per questo, secondo gli esperti e le autorità politiche, la scelta di vaccinarsi dovrebbe rispondere ad un bisogno collettivo, oltre che personale, salvaguardando la salute e l’economia dell’intero Paese.

Eppure, il rischio primario incombe sulla salute del soggetto stesso come conferma l’incremento delle ospedalizzazioni per coloro che decidono di non sottoporsi alla somministrazione. “Le persone che si ricoverano sono quasi tutte non vaccinate. Mi chiedo come sia possibile che ancora oggi ci siano persone che resistono all’idea di vaccinarsi e mettono in discussione l’utilizzo del vaccino” – continua Di Mauro.

Intanto, tra i ricoverati cresce il numero di soggetti che affermano di aver cambiato idea. “C’erano persone disperate per non avere fatto il vaccino” – conclude. Del resto le fake news circa la pericolosità del siero sono state smentite in quanto non legate ad alcun fondamento scientifico.

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