Disastro Italia, ancora fuori dal mondiale contro la Macedonia: le responsabilità del fallimento

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Foto: Фудбалска Репрезентација на Македонија, pagina Facebook

L’Italia fuori dai mondiali per la seconda volta consecutiva: un disastro sportivo per una nazione che guarda solo il calcio e vive di pallone. A Palermo un gol al 92esimo minuto della modesta Macedonia del Nord ha condannato gli italiani a 12 anni di assenza dalla Coppa del Mondo, dopo un Europeo vinto meno di un anno fa.

È il fallimento generale di un movimento che non sa rinnovarsi, incapace di portare quelle novità necessarie a tornare a dei livelli paragonabili al passato. Basti guardare quanto sia mediocre la Serie A rispetto agli altri principali campionati nazionali d’Europa. Inutile prendersela solo con Roberto Mancini, inutile prendersela solo i calciatori. Il guaio principale del calcio italiano è l’essere autoreferenziale, superbo, abituato a non accettare critiche, non si mette mai in discussione. Dalla Federazione alle società che non puntano sui giovani, per arrivare alla stampa generalmente immatura e superficiale nelle proprie analisi ed abituata ad osannare i presidenti per continuare ad avere accrediti e interviste.

Italia ancora fuori dai mondiali: non era mai successo per due volte consecutive

Non era mai successo che l’Italia non si qualificasse per due edizioni consecutive del Campionato del Mondo. Dal 2006, anno della fortunata vittoria al mondiale tedesco, la nazionale azzurra ha collezionato una serie di figuracce. Hanno fatto eccezione l’Europeo 2012 con un piazzamento al secondo posto, dietro una Spagna all’epoca incontenibile, e l’Europeo dello scorso anno dove pure ha avuto un ruolo eccezionalmente determinante la fortuna.

Il calcio italiano deve rivedersi nel suo complesso e ripartire da zero. Il dominio decennale della Juventus in Serie A, come ampiamente previsto, ha provocato effetti disastrosi: la forza di una nazionale è data dalla somma di tutte le squadre. Se 19 su 20 sono destinate a soccombere sistematicamente non è positivo per tutti, anche per quell’unica società che non può migliorare sotto lo stimolo della concorrenza. I risultati in Champions lo dimostrano.

Adesso, le dimissioni di Mancini e soprattutto di Gravina. Di fronte ad un fallimento simile i vertici devono saltare per dare un segnale a tutti. Poi bisogna riportare i calciatori con i piedi per terra e trattarli per quelli sono, comuni mortali. Infine una reale presa di coscienza, un’autocritica in grado di porre le basi, questa volta, di una progetto serio di rinascita attraverso i meriti.

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