Il procuratore Riello: “I camorristi si sentono Dio. Come disse Sepe, scomunica e stop ai sacramenti”

riello camorristiUn convegno per discutere della camorra e di come essa influenzi le vite dei napoletani, si è tenuto questa mattina alla Facoltà di Teologica Meridionale. Il titolo dell’evento rispetta l’intenzione di chi lo ha organizzato: “Perché la camorra non uccida Napoli… Tu da che parte stai? Per risvegliare la coscienza ecclesiale e civile” e ha visto la partecipazioni di esponenti del mondo ecclesiastico e giuridico.

CAMORRISTI E PROVVEDIMENTI, PARLA RIELLO

Presenti anche il sindaco Manfredi, Don Mimmo Battaglia e Don Ciotti. In particolare il procuratore generale della Corte d’Appello di Napoli, Luigi Riello, ha lanciato una proposta molto forte che colpirebbe i camorristi.

Siamo qui affinché la camorra non uccidi Napoli. Da che parte stai? Questo è il punto essenziale. Io sono sempre franco, ci vuole una rivoluzione della normalità. Stiamo stanchi di neutralismi strumentali. Sono stanco di sentire né con Putin né con la Nato, un dato è essenziale c’è un invasore e un invaso. Questo neutralismo viene da lontano, né con lo Stato né con le Brigate rosse. Bisogna mettere subito in carcere i delinquenti. Oggi siamo qui in una facoltà di teologia e parlando delle scelte, parliamo della camorra. Siamo qui per riflettere insieme, il ruolo della Chiesa è fondamentale ne parlavo con Sepe che mi ricordava l’impegno che già lui pose in campo per la scomunica dei camorristi, no ai sacramenti per costoro quando sono accertati. È giusto non darla ai divorziati ma sarebbe non proporzionato darla a chi ha ammazzato e ha il crocifisso da una mano e la pistola dall’altra. Mi rivolgo a Don Mimmo che continua l’opera di Sepe, non ti conoscevo ma ti aspettavamo da tempo. La camorra ormai entra nelle banche, nella politica, nelle finanze. Non abbiamo più voto di scambio perché non ha più bisogno di scambiare, sta in politica in prima persona. Non siamo qui per fare repressione ma cultura, non c’è compatibilità tra essere mafioso e praticante. Non è solo chi porta la statua del santo patrono e fa l’inchino nel paesotto, è qualcuno di molto più raffinato. Alcuni mafiosi avevano libri di filosofia e teologia. Ma come è possibile che conciliano gli omicidi con la fede? Loro si sentono Dio, è una bestemmia ma vogliono fare giustizia. Il giuramento dei mafiosi si fa con il santino, molti si fanno il segno della croce e poi sparano. Ci sono tante persone uccise dalla mafia, sconosciute e nessuno più conosce. Nessuno tocchi Caino, ci fa schifo la pena di morte ma nessuno tocchi Abele perché c’è troppa attenzione per i carnefici e molto poca per le vittime dei reati”.

SUL RUOLO DELLA CHIESA

A proposito dei due quadretti donati dal boss Nuvoletta ad una parrocchia di Marano (nell’area metropolitana di Napoli) ha detto:

A Secondigliano lo Stato non c’è. Un oceano nel quale quando mettiamo le mani sembra sempre che andiamo con il secchiello. Le chiacchiere da bar sulla camorra hanno stancato, non è possibile che diventi un argomento per i salotti tv o borghesi. I Don Abbondio ci sono e quello che stava a Marano certamente lo era e ha consentito che per 30 anni ci fossero i quadri donati da Nuvoletta. Un po’ come ci fosse la scritta donato da Totò Riina, lo sanno tutti che non era un nuovo filosofo emergente. Come ci sono stati i Falcone ed i Borsellino – ha proseguito il Pg – ci sono stati i Don Puglisi ed i Don Diana, ma non dobbiamo nasconderci dietro di loro. Ci sono tanti eroi ma non possiamo prendere le vittime, i nostri eroi come paraventi. Fa più paura il silenzio degli onesti che il chiasso dei disonesti, vogliamo una Chiesa che esca dalle sagrestie e vada per le strade, nei quartieri degradati e cacci via gli irrecuperabili“.

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