Primo sì per la riforma dell’ergastolo ostativo: sconti di pena anche per chi non collabora

La Camera ha approvato la riforma del cosiddetto ergastolo ostativo, la legge che determina il divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia. Tra questi però sono esclusi i detenuti al 41 bis, il cosiddetto “carcere duro” per i mafiosi.

Ergastolo ostativo, primo sì per la riforma

Passata con 285 voti a favore, 47 contrari e un’astensione, la riforma dell’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario è stata sollecitata dalla Consulta. La richiesta al Parlamento è stata quella di intervenire sulle attuali regole, che rendono impossibile ottenere la “liberazione condizionale” se il detenuto per reati di mafia, anche dopo 26 anni di pena scontata, non collabora con la giustizia.

Questa legge è stata bocciata anche dalla Corte di Strasburgo, in quanto lo Stato non può imporre il carcere a vita ai condannati solo perché decidono di non collaborare con la giustizia.

La legge cambia per essere costituzionalmente compatibile, ma senza alcun cedimento – ha dichiarato a RaiNews la sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina – Nel testo approvato oggi (ieri ndr) è scritto che i detenuti al regime di 41 bis, il carcere duro, non possono accedere ai benefici. Perché? Perché se si trovano in quel regime penitenziario significa che i magistrati ritengono che esistano ancora collegamenti con la mafia. Prevedere il contrario sarebbe stato un paradosso. Abbiamo inserito questa specifica nel testo della legge per garantire certezza del diritto. Una misura conforme al dettato della Corte che lo ha messo per iscritto nella pronuncia del 2021”.

Cosa prevede oggi la legge

L’articolo 4-bis, che disciplina il “divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti“, attualmente dispone che l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione, possano essere concessi solo ai detenuti e internati che collaborano con la giustizia.

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