Omicron 4 e 5, guariti a rischio reinfezione. Dai sintomi ai vaccini: cosa sappiamo

Continua il monitoraggio delle nuove sottovarianti del covid, in particolare Omicron 4, isolata di recente in Italia, ma anche la BA.5, appartenente allo stesso ceppo ma maggiormente diffusa in Sudafrica.

Omicron 4 e 5, cosa sappiamo: dai sintomi alla contagiosità

I casi legati ai nuovi ceppi iniziano a contare sempre più casi come reso noto da Tullio de Oliveira, presidente del CERI (Centre for Epidemic Response e Innovation), tramite un tweet: “Le nuove Omicron BA.4 e BA.5 sono state rilevate in Sud Africa, Botswana, Belgio, Germania, Danimarca e Regno Unito. Primi segnali del fatto che queste nuove sottovarianti stanno aumentando come quota di casi confermati. Nessun motivo di allarme in quanto non c’è alcun picco di casi, ricoveri o decessi”.

Nonostante il progressivo aumento di positività, le due sottovarianti non sembrano più contagiose del ceppo originario ma, stando alle prime indagini, sembrerebbero eludere la protezione offerta dalla guarigione naturale dal virus e in parte anche quella indotta dalle dosi vaccinali.

Uno studio condotto dall’Africa Health Research Institute di Durban, in Sudafrica, e pubblicato su medRxiv, evidenzia che BA.4 e BA.5 hanno avuto origine rispettivamente a metà dicembre e ai primi di gennaio per poi iniziare a diffondersi verso aprile proprio in Sudafrica, dove attualmente sono maggiormente presenti.

I ricercatori hanno analizzato la capacità neutralizzante dei soggetti precedentemente risultati positivi al ceppo Omicron 1 sottolineando una differenza tra vaccinati e non vaccinati relativamente alla capacità di neutralizzare le nuove subvarianti.

I volontari guariti dall’infezione e vaccinati, presi in esame nel corso dello studio, detenevano una capacità di protezione maggiore rispetto ai non vaccinati ugualmente negativizzati. I vaccinati, dunque, dovrebbero essere più protetti.

La capacità delle sottovarianti di colpire anche chi precedentemente ha contratto Omicron 1 fa temere il rischio di una nuova ondata di infezioni. Al momento, tuttavia, non si segnala né un picco di casi né una maggior aggressività delle mutazioni.

Come segnalato tramite Facebook da Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, l’incremento dei casi in Sudafrica non si accompagna ad una maggior pericolosità di BA.4 e BA.5: “Il dato delle forme gravi conferma il trend di minor aggressività delle sottovarianti. Media ricoveri con BA.4 e 5 è di 2 giorni contro i 4 di BA.1. Forme gravi 23.4% contro 33,8%. Evoluzione più benigna del virus”.

Quanto ai sintomi al momento non si segnalano disturbi specifici ma riconducibili a quelli della variante principale. Si tratta, dunque, di una sintomatologia lieve che si manifesta con un senso di stanchezza generale, mal di gola e testa, raffreddore.

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