Ernesto, il napoletano che per vendere celebra il Milan: “Se mi fingo uno di loro pagano di più”

E’ diventato virale sul web il video del venditore ambulante nonché tifoso azzurro, che, pur di vendere maglie e sciarpe rossonere, ha messo in scena dei festeggiamenti per la vittoria dello scudetto del Milan: si chiama Ernesto Colella e, ai microfoni de ‘La Radiazza’, è intervenuto per raccontare la sua storia.

Venditore ambulante festeggia per il Milan: la storia di Ernesto Colella

Il conduttore radiofonico Gianni Simioli racconta la storia di Ernesto, un ex detenuto che una volta uscito dal carcere ha deciso di riscattare la sua vita. Ad oggi vive serenamente con la sua famiglia, dedicandosi ai suoi cari e al lavoro. Lui stesso ha raccontato: “C’è stata una persona che ha creduto in me e mi ha accolto nella sua ditta con molto entusiasmo facendomi sentire vivo”.

“C’erano troppi pregiudizi, era difficile trovare lavoro. Già lo è sempre, figurati per uno come me che non aveva nulla nel curriculum. Prima il venditore ambulante era il mio primo mestiere, ora lo faccio come secondo lavoro. Ho usato tutto il tempo della detenzione per migliorarmi studiando, lavorando, facendo teatro, corsi di cucina”.

Ritornando al filmato che lo ha reso noto sul web ha spiegato: “Il video l’ho postato io su Tik Tok, mi trovavo a Reggio Emilia, fuori allo stadio con la bancarella dei prodotti del Milan. Persone che non sentivo da quando mi sono fatto la comunione ora mi cercano”.

I suoi festeggiamenti insieme ai tifosi dei rossoneri, tuttavia, improvvisamente hanno lasciato spazio al grido ‘forza Napoli’. Di qui le parole di Ernesto: “Mi ha preso l’orgoglio napoletano, non ce l’ho fatta più a fingere. Avevo puntato tutto sul Milan, se perdeva le maglie le dovevo cestinare. Fortunatamente mi è andata molto bene”.

Sulla farsa messa in scena ha detto: “Io abito a Pianura, sono napoletano. Se tu dici che sei napoletano non ti danno più di 10 euro, se ti fingi uno di loro invece te ne danno anche 25. La maggior parte di loro ha pregiudizi sui napoletani. Allora io all’occorrenza parlo siciliano, romano bergamasco, dipende da dove siamo”.

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