Porta a Porta, nessuna rissa tra Briatore e Sorbillo. Vespa provoca: “Aprite un locale insieme a Napoli”

sorbillo briatoreEra stata annunciata da Bruno Vespa come la ‘grande rissa’ tra Flavio Briatore (che vende la pizza anche a 65 euro) e quella del Popolo a 5 euro, rappresentata in studio da Gino Sorbillo. Durante la trasmissione ‘Porta a Porta‘ tutto è finito a tarallucci e vino e c’è anche chi, come Ivano Veccia (vincitore del campionato della pizza) ha raccontato di vendere una capricciosa col caviale o tartufo bianco a 70 euro da anni, ma nessuno se ne era mai accorto prima.

A PORTA A PORTA OSPITI BRIATORE E SORBILLO

Il prezzo dipende molto dal condimento e dagli ingredienti che compongono una pizza che la fanno aumentare di valore. In collegamento dal Crazy Pizza di Milano, Briatore spiega:

Le guerre non le faccio per una pizza. Dei ragazzi pizzaioli che sono venuti da noi hanno fatto dei video polemici sul mio locale e io ho risposto. Non è Briatore contro i napoletani. Napoli è una città che adoro, che amo. Ho diversi ragazzi napoletani che lavorano per noi. Io le guerra non le faccio per una pizza, neanche per la mozzarella o per il Patanegra. Se qualcuno pensa di fare comunicazione attaccandosi al treno Briatore e poi al treno Sorbillo, credo che c’è molta gente che ha approfittato di questa cosa per avere un secondo di notorietà. Il casino lo hanno fatto loro. Io non pretendo di essere un pizzaiolo, noi abbiamo fatto dei ristoranti dove dentro c’è anche la pizza.

Io ho locali con costi di 40 mila euro l’anno per non parlare di quello che ho a Londra. Abbiamo musica, è un po’ come quando vai a compare una borsa di Hermes. Il cliente è variegato, l’importante è che il prodotto sia buono. Noi il fior di latte non lo usiamo, anche la margherita che Sorbillo vende a Roma a 13 euro e non a 5 noi la vendiamo a 15, la differenza è la location che credo lui spenda meno di noi. Tutto sto scandalo non lo vedo, io ho visto il menù di Sorbillo che la vende con la bufala. Non c’è un marchio di pizza internazionale in Italia e nel mondo, dobbiamo crealo per esportarlo”.

Poi prende la parola Sorbillo:

Il problema non è a quanto viene venduta la pizza, perché ci sono ingredienti straordinari che il cliente può scegliere o meno. Può anche prendere una classica margherita che Briatore ha in carta a 15 euro. Il problema è precisare, perché ci troviamo in un luogo adatto, che la nostra pizza, quella tradizionale, è un pasto completo e può essere buona anche se sempliciotta come la facciamo noi. Poi ci sono dei casi come nel Crazy Pizza dove ci si spinge con ingredienti particolari, noi facciamo un grande in bocca al lupo a Briatore. Però anche i locali da 5, 8 euro vanno bene. Conta molto la clientela a cui vogliamo mirare, la nostra tradizione è sulla lievitazione. Le pizze che vendo a 5 o 6 euro non sono fatte male e non usano prodotti di scarsa qualità, mi sono permesso di invitarla a Napoli e mi auguro che venga da me. Noi siamo tutti una famiglia, una famiglia dell’Italia della pizza. Il vostro pizzaiolo che avete a Londra è un carissimo amico mio della provincia di Salerno”.

 

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Poi Vespa lancia una provocazione: “Aprite insieme una pizzeria a Napoli“.

OSPITI LA VENTURA E ASSISI

In collegamento sono intervenuti anche due ospiti d’eccezione, Simona Ventura e Sergio Assisi.

La pizza la faccio io da molti anni, ho inventato la pizza della domenica perché la domenica sera è il momento in cui le famiglie si riuniscono. La pizza fa bene al cuore e allo spirito, si può fare qualunque sacrificio anche se si sta a dieta. Flavio questa idea di fare una pizzeria bistrot la ha dagli anni ’90. La pizza è un cibo democratico, può andare bene a qualsiasi prezzo, basta che sia buona. Ti dà amore e ti rende felice, è un momento di amicizia“.

Assisi spiega:

Avevo una pizzeria a New York con dei soci, Pizza Art, e poi ne sono uscito. Ma compravano solo la pizza e non i quadri. Se una persona può spendere 70 euro per una pizza, ben venga. Io non posso e vado da Gino a 13 che non me la fa manco pagare. Alla fine il grande imprenditore vince sempre perché è pubblicità. L’unica soluzione per i pizzaioli normali è rimanere se stessi”.

Peccia, che vende nel suo locale la capricciosa a 16 euro spiega:

Il prezzo è dato dagli ingredienti. Io penso che a Napoli la mozzarella e il pomodoro costino un po’ di meno rispetto a Roma e altre città. Conta anche il tipo di servizio che si fa, io riesco a fare sulle 200 pizze perché non giriamo i tavoli. Poi c’è il costo della location“.

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