Prof ucciso a scuola, mamme e bimbi manifestano: “Non lasciateci soli”


Prof ucciso a scuola, manifestazione delle mamme e dei bimbi fuori all’istituto. Sono scesi in piazza per chiedere maggior sicurezza per i propri figli i genitori degli alunni della scuola media “Marino Guarano” di Melito, in provincia di Napoli, dove lo scorso mercoledì il professor Marcello Toscano è stato ucciso.

Prof ucciso a scuola, manifestazione della mamme

Per l’omicidio è stato fermato un bidello dell’istituto al quale il docente avrebbe prestato dei soldi. Oggi lunedì 3 ottobre, proprio nella scuola in cui si è consumato l’omicidio, i genitori degli studenti hanno organizzato una manifestazione: “I bambini non torneranno a scuola fino a che non avranno sicurezza” dicono.

A pubblicare il video è il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli che ha incontrato mamme e bambini che frequentano la scuola di Melito. “Non lasciateci soli” è il cartello che hanno realizzato gli studenti chiedendo alle istituzioni più tutele e maggiore sicurezza. “La nostra unione è il futuro del paese“, grida una mamma.

Intanto continuano le indagini sulla morte del professor Toscano. Il bidello fermato per il delitto non ha ancora confessato, ma gli inquirenti avrebbero trovato tracce di sangue sui suoi vestiti e nel magazzino dove si sarebbe consumato l’omicidio. Secondo gli investigatori il docente avrebbe prestato del denaro al collaboratore scolastico, questo avrebbe inasprito i rapporti a tal punto da arrivare ad uccidere l’insegnante.

La telecamera posizionata all’esterno della scuola ha ripreso intorno alle 13 di martedì i due che entrano a scuola e poi solo Porcelli che esce per rientrarci alle 17, quando secondo indiscrezioni avrebbe voluto trasportarlo in auto.

La lettera dell’amico del professore morto

Prof ucciso a scuola, la lettera dell’amico del cuore. “…Marcello era votato al rapporto umano fatto di ascolto e accoglienza verso il disagio sociale laddove si raccolgono valori reali e di riconoscimento per la figura del professore“. Lo scrive in una lettera Raffaele Virgilio, il suo amico più caro, anche lui docente.


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