Cellulari e droga in carcere, arrestato anche il garante: li faceva entrare dietro compenso

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Arresti al carcere di Poggioreale, in manette anche il garante

Nell’ambito di un’indagine coordinata della Procura della Repubblica di Napoli, i carabinieri del Nucleo Investigativo del gruppo di Castello di Cisterna hanno effettuato 8 arresti per l’introduzione illegale di cellulari e sostanze stupefacenti all’interno del carcere di Poggioreale: oltre a diversi detenuti è finito in manette anche il garante dei diritti delle persone private o limitate della libertà personale del Comune partenopeo, Pietro Ioia.

Arresti per spaccio e cellulari al carcere di Poggioreale: in manette anche il Garante

I militari dell’arma hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, a carico di 8 soggetti, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata all’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti e corruzione. In 6 sono finiti in carcere mentre per gli altri 2 indagati sono scattati gli arresti domiciliari.

L’attività investigativa, svolta dal giugno 2021, ha fatto emergere l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere nel capoluogo partenopeo con l’obiettivo di consentire in particolare l’introduzione illegale di cellulari e sostanze stupefacenti all’interno della casa circondariale di Poggioreale.

Del gruppo degli indagati fanno parte non solo alcuni detenuti ma anche il garante Ioia che, avvalendosi del suo ruolo, avrebbe consentito il libero accesso nelle carceri di droghe e dispositivi di telefonia mobile. Il tutto previo compenso.

Il sistema si basava su un funzionamento preciso, prevedendo che la compagna di uno dei promotori, tramite il garante, facesse recapitare ai detenuti, membri del gruppo, telefoni o sostanze stupefacenti di vario genere che, di conseguenza, venivano poi venduti ad altri detenuti, creando un vero e proprio commercio illegale.

Ioia avrebbe approfittato dei colloqui mirati a verificare le condizioni in cui versavano i detenuti per effettuare le consegne che gli venivano richieste. I soldi venivano versati su alcune carte ricaricabili in uso a una donna e poi diviso con tutti i membri dell’organizzazione.


All’interno del carcere circolavano soprattutto hashish e cocaina. Le indagini hanno permesso di rilevare la presenza di un dilagante fenomeno di spaccio, dal valore economico di diverse migliaia di euro. I destinatari del provvedimento sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

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