Bloccato gruppo neonazista con sede a Napoli: volevano far esplodere il Vulcano Buono

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Bloccata cellula neonazista con sede a Napoli che progettava attentati

In Campania è stata scoperta una cellula neonazista, con sede a Napoli, che progettava attentati terroristici contro la caserma dei carabinieri di Marigliano e il centro commerciale Il Vulcano Buono di Nola. Quattro persone sono state arrestate con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo o eversione dell’ordine democratico. A una quinta persona è stato notificato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra gli indagati c’è anche un soggetto di origine ucraina, sfuggito alla cattura in quanto impegnato nel conflitto russo. A renderlo noto è Il Corriere del Mezzogiorno.

Cellula neonazista a Napoli: progettava attentati anche contro i civili

Dalle indagini sarebbero emerse alcune chat di Telegram riconducibili al gruppo, chiamato “ordine di Hagal”, che si dichiarava pronto ad un’azione terroristica con armi ed esplosivi contro la caserma dei carabinieri ma anche contro obiettivi civili, come il noto centro commerciale.

Si è trattato soltanto di una volontà dichiarata tramite messagistica che non è mai stata accompagnata da comportamenti concreti per mettere in atto il piano discusso via chat. Dall’ordinanza emessa dal gip Federica De Bellis emerge il carattere antisemita, negazionista e no vax degli indagati.

Nelle conversazioni tra italiani e ucraini, in lingua inglese, risalenti al 2018, già si immaginava un conflitto con la Russia: “Amico mio, ho convinto molti fascisti in Italia a sostenere la causa ucraina. Ho letto che Alexander Dugin (ideologo di Putin, ndr), odia voi ucraini, dice che c’è bisogno di un genocidio e che l’Europa occidentale deve essere cancellata”.

I membri della cellula, dichiaratamente fascisti, si schierano dunque a favore dell’Ucraina. Sembra quasi un paradosso il fatto che a livello nazionale, al contrario, molti politici di destra, a partire da Salvini, non hanno mai nascosto le proprie simpatie filo russe.

“Questo è Hagal, questo è il simbolo della tempesta della rivoluzione che si abbatterà come una scure contro coloro che si sono prodigati da secoli contro la nostra razza e solo Dio sa se li sconfiggeremo o meno nel nome del sacro ordine di Hagal” – questo è il contenuto di uno dei tanti messaggi vocali registrati da uno degli indagati “impostando la voce come a voler imitare Benito Mussolini”.


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