Video. Il Patto occulto tra Giuseppe Garibaldi e la Camorra

Garibaldi a Napoli

Nei libri di storia Garibaldi ci è stato presentato come una sorta di Eroe verso cui tutti siamo debitori, cittadini del Sud compresi, schiacciati da un opprimente tirannia borbonica sconfitta grazie all’arrivo dei “Mille”, esercito di volontari idealisti capitanati da un uomo coraggioso e sincero, lo stesso uomo che ci ha reso fratelli di un unico territorio.

Eppure le cose non stano proprio così, negli ultimi anni storici e revisionisti hanno cominciato a raccontarci un’altra storia, fatta di corruzione, criminalità e malavita perfettamente rappresentata nel documento tratto dalla serie Rai “STORIA DELLA CAMORRA” di Vittorio Paliotti.

Il video narra dell’accordo segreto sottoscritto tra malavita e polizia napoletana, accordo che permise così a Garibaldi di sbarcare a Napoli espugnando la città.

Liborio Romano, prefetto di polizia del regno borbonico, dopo l’abbandono della capitale da parte di Francesco II di Borbone, ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie, fu chiamato a gestire l’ordine pubblico in un momento di estrema precarietà sociale. In uno stato di assoluta incapacità, Liborio pensò bene di affidare le sorti della città alla camorra lasciando che la criminalità si infiltrasse all’interno della Guardia Cittadina.

La storia, raccontata dal prefetto stesso all‘interno dei suoi memoriali, prevedeva un accordo occulto tra “Tore ‘e Crescienzo” (Salvatore de Crescenzo) primo vero capo della camorra e Liborio Romano, al fine di assicurare l’ordine in atteso dello sbarco di Garibaldi. In cambio i camorristi avrebbero ottenuto amnistia incondizionata e stipendio governativo. Una scelta scellerata che ben presto rivelò minacce per la società e conseguenze gravissime per il neonato stato italiano. Una volta divenuti “uomini dello Stato” gli affiliati diedero vita ad un commercio di contrabbando ed estorsione senza pari. Si narra di ingenti perdite anche alla dogana dove tutte le merci in entrata venivano intercettate e sequestrate dalla camorra al grido di “è roba d’ ‘o si’ Peppe” intendo per “zio Peppe”, ovviamente, Giuseppe Garibaldi.

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