Targhe polacche, le “povere” assicurazioni perdono 40 milioni l’anno. Lo Stato le aiuta, i napoletani affondano
Ago 08, 2026 - Francesco Pipitone
Targhe straniere per risparmiare sull'assicurazione: come funziona
Basta che a lamentarsi sia Varsavia – che tutela i propri cittadini – e in pochi mesi il governo italiano trova il tempo per intervenire. Da quando il fenomeno delle targhe polacche a Napoli ha cominciato a pesare sui conti del fondo di garanzia polacco, con risarcimenti passati da 1,5 a oltre 4,2 milioni di euro in un solo anno, la macchina normativa italiana si è messa in moto: strette sul Codice della Strada, controlli intensificati della Polizia locale sui “finti noleggi”, verifiche sull’obbligo di iscrizione al Registro Veicoli Esteri. Tutto pur di tutelare gli interessi di un Paese terzo e delle compagnie assicurative coinvolte.
Nessuno vuole giustificare le pratiche irregolari, quelle sì vere e proprie truffe, in cui il certificato assicurativo non corrisponde a una copertura reale. Ma resta una domanda scomoda: perché lo Stato italiano trova sempre il tempo di intervenire quando a soffrirne sono interessi esteri o delle compagnie assicurative, e mai quando a essere vessati sono, da vent’anni, i cittadini napoletani onesti?
Il vero motivo per cui i napoletani scappano verso le targhe estere
Perché di questo si tratta, in fondo: di un razzismo assicurativo territoriale che a Napoli ha radici profonde e mai realmente affrontate. A Napoli una polizza RC auto costa in media tra i 1.100 e i 1.166 euro l’anno, quasi il doppio della media nazionale, che si aggira sui 640 euro. Per un motorino, con le garanzie accessorie, si arriva spesso a superare i 2.000 euro l’anno, una cifra che in molti casi vale più del mezzo stesso. Il criterio di calcolo del premio, legato alla sinistrosità territoriale, finisce per punire collettivamente ogni singolo automobilista napoletano, indipendentemente dalla sua storia di guida, semplicemente perché risiede in un determinato codice di avviamento postale.
Non stupisce che, di fronte a premi assicurativi insostenibili per una famiglia media, migliaia di napoletani abbiano scelto la strada delle immatricolazioni estere, riuscendo ad assicurarsi a 350-800 euro l’anno. Una scelta che nasce da un sistema che, nei fatti, ha reso la mobilità un lusso per chi vive a Napoli, lasciando gli automobilisti onesti nella scomoda posizione di dover scegliere tra pagare cifre spropositate o affidarsi a soluzioni ai margini della legalità.
Un salasso stimato in decine di milioni ogni anno
Il fenomeno, per quanto imperfettamente misurabile, ha una dimensione economica enorme. Con circa 35mila veicoli a targa estera circolanti in città, applicando un differenziale medio prudenziale di 800-900 euro l’anno per veicolo, si arriva a una stima di 28-31 milioni di euro annui di mancato incasso per il mercato assicurativo napoletano, una cifra che, includendo il peso più marcato dei motorini, potrebbe avvicinarsi facilmente ai 40 milioni. Numeri costruiti su dati parziali, certo, ma sufficienti a fotografare la dimensione di un salasso legalizzato che dura da anni, senza che nessuno in tutto questo tempo si sia mai preoccupato di affrontarne la causa reale.
E la causa reale non sono i napoletani “furbi”, come una certa narrativa nazionale continua a suggerire, ma un sistema tariffario che scarica sulla collettività partenopea i costi di un contesto di illegalità diffusa, sinistrosità elevata ed evasione assicurativa, senza mai interrogarsi sul perché quelle condizioni si siano cristallizzate proprio lì, né sul fatto che a pagarne il prezzo siano sempre e solo gli automobilisti onesti.
Doppio standard: veloci con la Polonia, immobili con Napoli
Il paradosso è tutto qui: quando il danno ricade su un Paese europeo e sulle sue compagnie assicurative, l’Italia trova nel giro di poche settimane gli strumenti normativi per intervenire. Quando invece il danno, ben più antico e strutturale, ricade sui cittadini di una città italiana, costretti da decenni a pagare premi che nessun’altra area del Paese conosce, lo Stato resta a guardare, senza mai proporre una vera riforma del sistema tariffario territoriale né un intervento serio contro l’evasione assicurativa che alimenta quei premi.
Fino a quando questa asimmetria non verrà affrontata alla radice, ogni stretta sulle targhe estere rischia di restare un intervento a metà: si punisce il sintomo, la fuga dei napoletani verso soluzioni irregolari, senza toccare minimamente la causa, quella vessazione tariffaria che a Napoli continua a essere trattata come un fatto naturale, invece che come il problema strutturale che è.
