West Nile, dall’aspetto all’orario di attività: come riconoscere le zanzare che infettano
Lug 29, 2025 - Veronica Ronza
Tra nuovi casi accertati e prime vittime registrate, il West Nile continua a preoccupare la popolazione, rendendo necessaria una massiccia attività di prevenzione: il primo passo per evitare di essere punti, è riconoscere la tipologia di zanzare che veicolano il contagio, appartenenti alla categoria Culex.
West Nile: come riconoscere le zanzare che contagiano
Innanzitutto, la zanzara che trasmette il virus West Nile è essenzialmente quella comune, la Culex Pipiens (e non la “zanzara tigre”) e si distingue in particolare per dimensioni e colore, orario di attività e modalità di volo.
La zanzara Culex è di medie dimensioni ed ha un aspetto marrone-grigiastro, con zampe sottili e ali trasparenti. Si tratta di un insetto attivo particolarmente di notte, dunque tende a circolare essenzialmente durante le ore serali. Per quanto riguarda il volo, la zanzara in questione si muove in modo silenzioso e poco appariscente.
“La puntura di una zanzara infetta non è distinguibile da una normale puntura di zanzara. Non provoca segni particolari o reazioni specifiche, a prescindere dal fatto che ci sia o meno il virus. Perciò non bisogna creare allarmismo” – ha spiegato il virologo Fabrizio Pregliasco a Il Messaggero.
Si sottolinea, infatti, che il cosiddetto West Nile nella maggior parte dei casi tende a risolversi in maniera innocua e solo in presenza di particolari condizioni (malattie pregresse, età avanzata e simili) può dare luogo a quadri clinici abbastanza gravi.
Generalmente si presenta senza sintomi (nell’80% dei casi) oppure con disturbi lievi (20% dei casi) come febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Solo in rari casi può accompagnarsi a sintomi neurologici: nello 0,6% di casi il virus può provocare gravi forme neurologiche quali encefalite, meningoencefalite o paralisi flaccida.
Nei casi lievi i sintomi tendono a scomparire nel giro di pochi giorni o una settimana. In quelli più gravi diventa necessario ricorrere all’ospedalizzazione.
