Ponte sullo Stretto potrebbe chiamarsi “Garibaldi”: i neoborbonici non ci stanno e scrivono alla Meloni
Set 08, 2025 - Giuseppe Mennella
Il Ponte sullo Stretto di Messina - elaborazione grafica
Il Ponte sullo Stretto di Messina, se mai vedrà la luce, potrebbe essere intitolato a Giuseppe Garibaldi: questa la proposta dei monarchici sabaudi, ma i neoborbonici rispondono con una controproposta.
Ponte “Garibaldi” sullo stretto di Messina? No, grazie
Un ponte che ancora non esiste, che dovrebbe nascere per unire ma che invece è già pronto a dividere. Non le due sponde di Calabria e Sicilia, ma la memoria storica del nostro Paese.
L’Unione Monarchica Italiana ha pensato bene di proporre al governo Meloni di intitolare a Garibaldi l’ipotetico Ponte sullo Stretto. Una provocazione mascherata da omaggio, che i neoborbonici hanno subito rispedito al mittente con una lettera alla premier: “Meglio il Ponte delle Due Sicilie“. Un nome che rispecchierebbe l’identità storica dei luoghi.
Oltre i nomi c’è la storia di un sud oppresso
Non è solo questione di nomi: è la solita retorica risorgimentale che continua a raccontare al Sud una storia che non gli appartiene.
Garibaldi come simbolo di libertà e fratellanza? Una favola che regge sempre meno. Lo ammise lui stesso, come ricordano i neoborbonici nella missiva indirizzata a Roma, nel 1868, quando dichiarò che non avrebbe mai rifatto la strada dell’Italia meridionale “temendo di esservi preso a sassate”.
Altro che “eroe dei due mondi”: il suo passaggio portò deportazioni, massacri, emigrazioni forzate, prigioni piene.
Garibaldi, una storia che non convince più nessuno
Il Sud non fu liberato, fu colonizzato. Le resistenze popolari vennero bollate come “brigantaggio”, mentre i numeri raccontano un’altra verità: i cosiddetti “garibaldini” erano circa 50.000, in gran parte soldati sabaudi disertori o congedati ad hoc.
Un’invasione travestita da rivoluzione popolare. E oggi, a distanza di oltre 160 anni, si vorrebbe celebrare quella ferita come simbolo d’unità nazionale con parole inaccettabili che arrivano proprio il 7 settembre, giorno dell’ingresso di Garibaldi a Napoli, scortato dalla camorra, quella vera.
Il Ponte è feticcio politico, tanti paesi del Sud d’estate non hanno l’acqua
Che un governo che dice di voler “valorizzare il Mezzogiorno” non si indigni neppure di fronte a questa ennesima provocazione, la dice lunga.
Il ponte — sempre che si faccia davvero — rischia di diventare non un’infrastruttura di collegamento, ma un monumento all’ipocrisia politica.
Un’opera che serve più agli slogan che ai territori, più alla propaganda che alle reali necessità di Calabria e Sicilia, lasciate senza treni veloci, senza sanità efficiente, senza lavoro, in molti casi senz’acqua.
I ponti dei Borbone hanno resistito al tempo: chissà come sarebbe andata…
Il 7 settembre, anniversario dell’arrivo di Garibaldi a Napoli, i neoborbonici celebrano anche la nascita del loro movimento (1993). Trentadue anni di battaglie culturali che hanno riportato a galla una storia rimossa. Forse, se davvero si costruirà quel ponte, il nome giusto sarebbe quello: Ponte delle Due Sicilie. Un ponte non tra Nord e Sud, ma tra verità e memoria.
Non si vive di ipotesi e fantasie ma chissà: in un universo parallelo, se la storia fosse andata diversamente, se i Borbone (che all’epoca produssero eccellenze ingegneristiche proprio per quanto riguarda i ponti) fossero oggi a capo di un Sud valoroso, autonomo e riscattato, quel ponte forse ci sarebbe già da 50 anni.
