Sumud Flotilla, alcuni italiani lasciano la missione. Israele “respinge” alimenti ad alto contenuto energetico

Global Sumud Flotilla


La spedizione navale diretta a Gaza sta vivendo un momento di riorganizzazione. Venti partecipanti, tra cui diversi italiani, hanno lasciato la missione per motivi diversi: tra questi impegni personali imprescindibili e la volontà di cercare una mediazione in patria, aprendo canali diplomatici con il supporto del proprio governo.

Intanto, emergono nuove restrizioni sui pacchi umanitari: le autorità israeliane hanno imposto l’esclusione di alimenti ad alto contenuto energetico destinati a donne e bambini.

La proposta di mediazione italiana

La portavoce italiana Maria Elena Delia è rientrata in Italia per cercare canali di dialogo con la Farnesina e con la Conferenza Episcopale. Intanto, diversi parlamentari italiani di area progressista spingono per una soluzione diplomatica che eviti lo scontro diretto con le navi militari israeliane. Non si esclude un piano alternativo che porterebbe la Flotilla a fermarsi a Cipro prima di raggiungere Gaza.

Il governo italiano valuta una misura preventiva: una zona di sicurezza in acque internazionali, condivisa con Grecia e Spagna, per disinnescare il rischio di un confronto armato. La memoria corre al 2010, quando dieci attivisti persero la vita nell’assalto israeliano alla Freedom Flotilla.

Le rivendicazioni legali

Secondo docenti di diritto internazionale, la missione non viola alcuna norma: è il blocco navale imposto da Israele a essere illegittimo, perché limita l’arrivo di aiuti essenziali. Le acque davanti a Gaza, spiegano, non possono essere considerate israeliane. Impedire l’accesso a cibo e medicinali equivarrebbe a una violazione del diritto umanitario e potrebbe configurare crimini di guerra.

In caso di attacco a imbarcazioni battenti bandiera italiana, Roma potrebbe rispondere con contromisure pacifiche, come sanzioni, ma anche con la protezione militare dei propri cittadini. Una nave della Marina, ad esempio, avrebbe titolo a difendere i connazionali in mare aperto.

Nuove denunce dalle Ong

Intanto, l’associazione Music For Peace segnala che Israele ha chiesto la rimozione di alcuni alimenti dai pacchi umanitari destinati a Gaza. Una decisione che, secondo gli attivisti, colpisce in particolare donne e bambini e dimostra la difficoltà crescente nell’organizzare missioni di soccorso verso la Striscia.

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