“Mi sono autoinvitata”: Francesca Albanese a Scampia, dove le parole diventano resistenza

Francesca Albanese a Scampia. Foto: associazione "Chi rom e chi no"


A cura di Alessandro Paolo Lombardo

Francesca Albanese a Scampia dice di essersi “autoinvitata”, perché «è un posto che incarna la resilienza e la violenza che le parole possono portare quando raccontano una verità parziale: è vittima anche di una violenza di parole».

La relatrice Onu stigmatizza ancora una volta le “narrazioni” che servono il potere disumanizzando la realtà. Un tema, quello della violenza delle narrazioni, ripreso da Mirella La Magna, storica animatrice, con Felice Pignataro, del “Gridas – Gruppo risveglio dal sonno”, storico spazio sociale sotto minaccia di sgombero.

Potente anche il messaggio di Bruno Santoro, docente e attivista della rete di Scampia per la Palestina: «Per noi la solidarietà non è un fatto emotivo ma una scelta politica, che nasce dal vivere in un territorio dove le possibilità sono limitate e i diritti non sono mai garantiti fino in fondo. Quando parliamo di Gaza, i miei studenti riconoscono immediatamente chi esercita il potere e chi lo subisce. Il rischio, però, è che l’ingiustizia venga accettata come parte dell’ordine delle cose, e l’oppressione interiorizzata come destino».

Albanese non ha dubbi: «In Palestina ci stanno mostrando in modo quasi “scolastico” cos’è un genocidio, cioè la distruzione di un popolo in quanto tale. Quella israeliana – lo dicono tanti studi – è un’economia di guerra e di genocidio, ma la colpa è di tutto l’Occidente, Italia compresa e precedenti governi compresi, perché con uno stato di apartheid non si commercia. La creazione di nodi “BDS” di boicottaggio economico aiuta i palestinesi ma anche gli israeliani, perché non si può vivere bene brutalizzando un altro popolo… E questa resistenza potrà rendere migliori anche noi».

«Ringraziamo di cuore Francesca Albanese – scrive l’associazione “Chi rom e chi no” che promuove lo spazio “Chikù”, che ha ospitato l’evento – per aver voluto fortemente conoscere il nostro quartiere e la sua comunità: ci siamo riunit* a Scampia in una grande famiglia umana. Sacrificare tempo, voce e risorse per raccontare, testimoniare, andare in giro a risvegliare le coscienze collettive con coerenza e ostinazione è un grande atto di generosità. Sappiamo che la vita, la resistenza, le faticose ricostruzioni, l’immaginazione e l’arte, i processi di comunità sono le uniche risposte contro la morte, la violenza, le guerre di potere. Scampia è con la Palestina, da sempre».

Foto: associazione “Chi rom e chi no”


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