Fabio ucciso a 20 anni a Ponticelli, 2 persone arrestate: cosa è emerso dalle indagini

Fabio Ascione, il ragazzo ucciso a Ponticelli


Questa mattina due persone sono state arrestate per l’omicidio di Fabio Ascione, il ragazzo ucciso a soli 20 anni lo scorso aprile, nei pressi di un bar di Ponticelli, a Napoli.

Omicidio Fabio Ascione a Ponticelli: due persone arrestate

Quella notte il giovane si era fermato al bar poco distante da casa, dopo aver terminato il suo turno di lavoro al bingo. Aveva acquistato un cornetto e un pacchetto di sigarette prima di rientrare nella sua abitazione ma proprio durante il tragitto sarebbe stato colpito per errore da un proiettile.

Nel corso della mattinata di oggi, 16 giugno, i carabinieri della Compagnia di Napoli Poggioreale hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di due indagati, entrambi italiani di 30 e 24 anni, ritenuti gravemente indiziati del reato di porto e detenzione illegale di arma comune da sparo, con l’aggravante del metodo mafioso per il solo 24enne riferita all’appartenenza al clan “De Micco”, operativo nel quartiere Ponticelli dell’area Est di Napoli.

Le indagini hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei due indagati. Attraverso l’analisi dei filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza e il racconto dei testimoni, sarebbe emerso un grave quadro indiziario legato alla illegale detenzione e porto il luogo pubblico di una pistola, ceduta poi ad un altro soggetto sottoposto a fermo di indiziato pochi giorni dopo il delitto.

L’arma era stata utilizzata quella notte in un conflitto a fuoco in strada, in presenza di più persone. Elementi che hanno portato il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a ritenere gli odierni indagati gravemente indiziati del reato di porto e detenzione illegale di arma comune da sparo, con l’aggravante del metodo mafioso per il solo 24enne, disponendo nei loro confronti la misura della custodia cautelare e la traduzione in carcere.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.


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