Ecco la terapia per annullare l’invecchiamento: partiti i test sul primo paziente umano
Giu 18, 2026 - Enza Gallo
Cervello
Parte negli Stati Uniti il programma sperimentale del ringiovanimento cellulare. Il primo volontario ha ricevuto la terapia inaugurando il primo studio al mondo che tenta di annullare l’invecchiamento.
Ringiovanimento cellulare: i rischi e i benefici
A sviluppare il trattamento è Life Biosciences, azienda di Boston, esso prevede l’attivazione di tre geni in grado di riprogrammare parzialmente le cellule vecchie, consentendo loro di comportarsi come se fossero di nuovo giovani.
Il programma parte dall’attivazione dei tre geni per trattare due gravi patologie del nervo ottico, il glaucoma e la neuropatia (condizioni che possono causare la cecità). La speranza è che le proteine codificate da questi geni consentano la rigenerazione dei neuroni nel nervo ottico che collega l’occhio al cervello e che risulta danneggiato nelle persone affette da malattie.
La sperimentazione intende riprogrammare solo parzialmente le cellule invecchiate, per evitare il rischio di tumori che potrebbe verificarsi se le cellule perdessero completamente la loro funzionalità. Per far ciò gli scienziati useranno 3 dei 4 geni manipolabili, scoperti grazie al lavoro che nel 2006 valse il Nobel al biologo giapponese Shinya Yamanaka. Yamanaka mostrò come 4 geni fossero in grado di riportare cellule adulte a uno stato simile a quello delle cellule staminali embrionali.
Il via alla ricerca: i primi risultati
“La riprogrammazione ha un grande potenziale se può essere utilizzata in modo sicuro nelle persone” – afferma a nature Matt Kaeberlein, co-fondatore di Optispan, un’azienda di medicina preventiva focalizzata sulla longevità con sede a Seattle (Washington). “La tecnologia è ancora in una fase iniziale e il potenziale di effetti collaterali catastrofici è elevato.” – ha infine affermato.
La ricerca parte dallo studio del 2020 su scimmie e topi firmato da David Sinclair alla Harvard Medical School. La riprogrammazione parziale ha mostrato di poter migliorare la rigenerazione dei tessuti, ridurre alcune cicatrici e recuperare la funzione di cellule nervose danneggiate. Nella ricerca sono previsti altri 11 pazienti volontari oltre il paziente che ha già ottenuto la prima terapia.
