Estate e drink, l’allarme del Pascale: “L’alcol lascia cicatrici gravi nel fegato dei ragazzi”

Il chirurgo del Pascale di Napoli sui rischi dell'alcol


Con l’arrivo dell’estate e gli aperitivi in spiaggia, il direttore della Chirurgia Oncologica Addominale dell’Istituto Pascale di Napoli, Francesco Izzo, ha lanciato l’allarme sui rischi connessi all’assunzione continua di alcol.

Estate, l’allarme del Pascale di Napoli sui danni dell’alcol

Tra cocktail e feste fino all’alba, c’è un lato oscuro dell’estate, meno visibile e molto più insidioso: quello dei bicchieri che si moltiplicano, del binge drinking diventato quasi un rito collettivo e dei danni che il corpo accumula in silenzio, ben oltre la fine delle vacanze.

Il problema è che i ragazzi pensano di essere immuni. Si sentono forti, in salute, convinti che il loro organismo riesca ad assorbire qualsiasi eccesso. Dal punto di vista biologico, però, non è così” – sottolinea Francesco Izzo, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Oncologica Addominale dell’Irccs Pascale di Napoli, sulla base degli effetti di malattie epatiche che spesso affondano le radici molti anni prima della diagnosi.

Il fegato ha una straordinaria capacità di compensare il danno. Ed è proprio questo il suo paradosso: soffre in silenzio. Quando iniziano a comparire i sintomi, il percorso patologico è spesso già avanzato” – ha continuato.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, quasi un adolescente su cinque tra i 14 e i 17 anni pratica almeno occasionalmente il binge drinking, il consumo concentrato di quattro o cinque bevande alcoliche in una sola occasione. Nella fascia tra i 18 e i 24 anni il fenomeno è ancora più diffuso, con un’impennata proprio durante i mesi estivi.

L’estate amplifica tutti i fattori di rischio –  spiega Izzo – Le temperature elevate favoriscono la disidratazione, l’alcol viene assorbito più rapidamente e la sensazione soggettiva di controllo diminuisce. Si ha l’impressione di reggere meglio, ma in realtà l’organismo è sottoposto a uno stress ancora maggiore.

Il primo organo a pagare il conto è il fegato. Ogni bicchiere viene metabolizzato trasformando l’etanolo in acetaldeide, una sostanza altamente tossica e classificata come cancerogena certa per l’uomo. È qui che comincia il processo biologico che la medicina conosce da tempo. Quando gli episodi di abuso si ripetono l’acetaldeide si accumula, provoca infiammazione, altera il DNA delle cellule epatiche e favorisce uno stress ossidativo continuo. È un’evoluzione lenta, che può richiedere decenni. Ed è proprio questo a renderla difficile da percepire.

Sia chiaro, il cancro non compare dopo una serata in discoteca – chiarisce il chirurgo – Compare dopo anni di esposizione ripetuta. Ma il punto è che quel percorso biologico può iniziare proprio durante l’adolescenza. Ogni estate di eccessi aggiunge un tassello a un danno che il ragazzo non vede, non sente e quindi tende a sottovalutare. Essere giovani non significa essere invulnerabili. Anzi. Un ragazzo di diciotto anni che beve regolarmente in modo eccessivo accumula davanti a sé quaranta o cinquant’anni di esposizione. È il tempo il vero moltiplicatore del rischio”.

E d’altra parte sul legame tra alcol e tumori oramai da un decennio la comunità scientifica non ha dubbi: l’alcol è classificato dal World Cancer Research Fund e dalla Iarc come cancerogeno di gruppo 1. Significa che esiste una relazione causale dimostrata. Non riguarda soltanto il fegato, ma anche il cavo orale, la faringe, l’esofago, il colon-retto, la mammella e altri organi. Per questo non esiste una quantità completamente priva di rischio dal punto di vista oncologico.

Accanto al fegato, c’è un altro bersaglio spesso dimenticato: il cervello. La maturazione delle aree che controllano gli impulsi e le decisioni si completa intorno ai 25 anni. L’esposizione all’alcol in questa fase può modificare stabilmente questi meccanismi e aumentare la probabilità che il consumo eccessivo diventi un’abitudine anche nell’età adulta.

Per il direttore della Chirurgia Addominale del Pascale, è dunque arrivato il momento di cambiare approccio: “Per anni abbiamo parlato ai giovani soprattutto di incidenti stradali. È giusto continuare a farlo, ma non basta. Dobbiamo spiegare che il danno biologico comincia molto prima e che ogni eccesso lascia una traccia nell’organismo. La prevenzione funziona quando informa senza giudicare, offrendo strumenti per scegliere in modo consapevole. Divertirsi non significa necessariamente bere fino a perdere il controllo. Ogni bicchiere evitato riduce il lavoro del fegato, limita l’infiammazione e abbassa il rischio di sviluppare malattie croniche negli anni successivi. È una scelta che oggi sembra piccola, ma che può fare una differenza enorme nel futuro della salute“.


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