Ciro Poppella con le lacrime agli occhi: “Ho paura, mia moglie Anna ha la SLA”

Ciro Poppella


Con la voce rotta e gli occhi lucidi, Ciro Poppella, celebre pasticciere napoletano, ha affidato un lungo racconto ai social, confessando i suoi timori per la malattia della moglie Anna: la donna avrebbe scoperto di essere affetta da SLA.

Ciro Poppella: “Ho paura. Mia moglie ha la SLA”

Un video commovente ma che ha l’obiettivo di puntare l’attenzione sulle difficoltà che una famiglia non benestante possa incontrare nella gestione di una malattia del genere. Di qui l’appello di Poppella alle istituzioni per un supporto adeguato a chi, alcune cure e terapie, non riesce proprio a permettersele.

Oggi voglio confessarvi una cosa. Ho paura. Ho paura perché mia moglie Anna ha la SLA. Vi parlerò di un argomento molto serio e privato che non avevo il coraggio di esprimere ancora. Voglio usare la mia visibilità per arrivare a tutti” – ha esordito.

Oggi non parlo da imprenditore ma da marito. Da quando mia moglie si è ammalata di SLA, la mia vita è cambiata, la mia famiglia è cambiata. Ho conosciuto una realtà che vedevo solo da lontano, fatta di dolore, speranza ma anche ostacoli che una famiglia non dovrebbe mai affrontare da sola”.

“Mi rivolgo al sindaco, rappresentante della Regione, allo Stato. Noi siamo fortunati, posso permettermi di pagare tutte le terapie di Anna, logopedista, fisioterapista. Sono fondamentali per lei. Ma ogni giorno mi faccio la stessa domanda: come fanno tutte quelle famiglie che non hanno questa possibilità? La possibilità di un logopedista e fisioterapista non è un lusso ma una necessità, eppure troppo spesso chi è ammalato è costretto ad aspettare o rinunciare perché il sistema non riesce a garantire un’assistenza adeguata”.

“C’è poi un altro tema che mi sta particolarmente a cuore. La possibilità di accedere a tanti protocolli terapeutici più innovativi, compresi quelli basati sulle cellule staminali che rappresentano una speranza concreta per i pazienti. Chiedo che si faccia il possibile per accelerare i percorsi, sostenere la ricerca e dare alle famiglie risposte chiare e tempestive”.

“Non sto chiedendo privilegi, sto chiedendo diritti. Mi considero una persona privilegiata perché posso affrontare economicamente questa situazione ma la salute non può dipendere dal mio conto in banca. Nessuno dovrebbe sentirsi abbandonato perché non può permettersi una terapia o un professionista privato. Credo che chi riceve tanto dalla propria città abbia il dovere di restituire qualcosa. Oggi, però, questa causa è diventata la mia vita. Per questo chiedo alle istituzioni di ascoltare le famiglie che convivono con la SLA, investire nella ricerca, garantire terapie, facilitare l’accesso ai protocolli, restituendo dignità e speranza a migliaia di persone. Non lasciate sole queste famiglie. Dietro ogni malato c’è una famiglia intera che combatte e che ha il diritto di sentirsi sostenuta”.


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI