Da calciatore a barbone ad Acerra, paura per Pietro Puzone: è stato ricoverato d’urgenza
Ago 20, 2026 - Veronica Ronza
Ricoverato d’urgenza Pietro Puzone, l’ex calciatore del Napoli e grande amico di Maradona, sorpreso sulle panchine di Acerra con ferite evidenti alle braccia e sul volto.
Pietro Puzone, da calciatore a barbone: ricoverato d’urgenza
L’ex calciatore vivrebbe ancora in forti condizioni di disagio, alternando periodi di permanenza in strada, come un vero e proprio clochard. Nella mattinata di ieri è stato ricoverato d’urgenza alla clinica Villa dei Fiori con ferite da taglio agli arti superiori e il volto insanguinato. Sarebbe stato ritrovato riverso sulla panchina, in corso Garibaldi, che ormai da settimane sembra essere diventata nuovamente la sua casa.
A lanciare per primo l’allarme è stato l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo: “Pietro è un essere umano, non un arredo urbano: quella panchina è una condanna, non una casa. Girarsi dall’altra parte è una scelta. E di fronte a Pietro, l’indifferenza non è neutralità: è complicità”.
“È sotto gli occhi di tutti. Le immagini gridano ciò che molti fingono di non vedere: la vita di un uomo spezzata su una panchina, affogata nel degrado sociale e nell’abbandono. Permettere che una persona marcisca così in mezzo alla strada non è solo una sconfitta umana, è il fallimento di un’intera comunità e delle sue istituzioni. Pietro ha bisogno di cure urgenti, dignità e un tetto, non a un’attesa passiva del suo destino. Un appello ai Servizi Sociali e alle autorità comunale: fate presto”.
Poco dopo ha annunciato l’ospedalizzazione di Puzone: “Abbiamo attivato la macchina dei soccorsi: il 118 è intervenuto d’urgenza e ora Pietro è finalmente ricoverato alla Clinica Villa dei Fiori di Acerra per le prime cure e gli accertamenti necessari. Contestualmente, grazie al supporto del Sindaco e del Dirigente dei Servizi Sociali, abbiamo fatto partire l’iter legale e sociosanitario per garantire a Pietro un percorso di recupero certo”.
“Ora, però, serve l’aiuto di tutti. Sì, quello di tutti coloro che non si fermano a una semplice critica, ma che sanno andare oltre. Mi riferisco anche a quei pochi che nelle ultime ore si sono scandalizzati più per l’immagine pubblicata che per il reale stato di salute della persona. Se quella foto è potuta risultare forte e d’impatto, ma è servita a smuovere le coscienze, a rompere l’indifferenza e a dare una reale speranza di salvezza a Pietro -dopo anni di tentativi disperati e inascoltati da parte della sua famiglia, degli amici e dei conoscenti – allora ne è valsa assolutamente la pena. La realtà a volte fa male, ma ignorarla può essere ancora peggio, perché può uccidere”.
