Trapianto di cuore fallito del piccolo Domenico: spuntano incongruenze nel verbale

Il piccolo Domenico morto dopo il trapianto fallito


Sarebbero emerse diverse incongruenze nel verbale medico del trapianto di cuore fallito del bambino di due anni Domenico Caliendo, deceduto in seguito all’operazione, avvenuta il 23 dicembre 2025 all’Ospedale Monaldi di Napoli.

La difesa, «Cambia la cronologia e compare un responsabile»

Le versioni del verbale del trapianto sono tre, e solo soltanto l’ultimo risulta firmato. È quanto emergerebbe dall’estrazione delle chat dai cellulari di due medici coinvolti nella vicenda del piccolo Domenico.

A evidenziare le differenze tra le diverse stesure è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo Mercolino. Secondo la difesa, le modifiche riguarderebbero soprattutto la ricostruzione dei minuti decisivi legati all’arrivo del cuore in sala operatoria e potrebbero assumere un rilievo importante nell’accertamento delle responsabilità.

«Nelle prime due versioni», spiega Petruzzi, «si legge che l’organo, estratto dal sistema di trasporto, appare congelato». A seguire, tra parentesi, compare la dicitura «failure del trasporto». «Nessuna spiegazione, nessun responsabile», sottolinea l’avvocato.

Un cambio fondamentale nel verbale definitivo del trapianto

Nella versione definitiva, invece, quella indicazione scompare. Secondo la difesa, infatti, compare una diversa ricostruzione. «Viene indicato come responsabile il ghiaccio fornito dall’ospedale del prelievo, che era ghiaccio secco», afferma Petruzzi.

La modifica più importante riguarda comunque la sequenza cronologica delle operazioni. «Nelle prime stesure», osserva la difesa, «le operazioni venivano descritte una dopo l’altra. Nell’ultima, invece, si dice che il contenitore viene aperto “nel mentre” si inizia la cardiectomia».

Una variazione che, secondo la difesa, cambierebbe il significato della sequenza temporale: ciò che nelle prime versioni appariva come una successione di eventi diventerebbe, nell’ultima, una sovrapposizione di operazioni. In questo modo, sostiene Petruzzi, i venti minuti necessari per l’estrazione del cuore finirebbero per essere ricompresi in un intervallo temporale già occupato da un’altra attività chirurgica.

“Scaricabarile delle responsabilità”

Il dato che la difesa porta all’attenzione degli inquirenti è dunque la presenza di tre diverse stesure del documento, con modifiche concentrate proprio sulla fase dell’arrivo e dell’apertura del contenitore che trasportava l’organo.

Le modifiche, quindi, non sarebbero neutre e andrebbero «sempre nella stessa direzione», cioè «del falso e dello scaricabarile delle responsabilità».

Si tratta, tuttavia, di una valutazione della parte offesa: sarà l’inchiesta a dover stabilire se le diverse versioni siano frutto di una normale rielaborazione della documentazione clinica oppure se abbiano avuto lo scopo di modificare la ricostruzione dei fatti e delle eventuali responsabilità.


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