Addio Pino Daniele, si spegne nella notte la voce di Napoli

Pino Daniele

Forse era uno di quegli artisti che non creava discordie e divisioni. Forse a Napoli era davvero amato quasi da tutti e se non da tutti, da una buona parte della popolazione. Ma dalla scorsa notte, quando un infarto l’ha stroncato, tutti saranno uniti nel ricordarlo.

Negli ultimi quindici-venti anni circa Pino ha affrontato il paragone con D’Alessio e la divisione della piazza napoletana. Da allora la musica di Pino era diversa da quella che lo aveva fatto conoscere e amare in Italia e nel mondo. Dall’album del 1997 “Dimmi cosa succede sulla Terra”, Pino aveva abbracciato una nuova idea di musica; quella di non avere un’idea precisa, di non restare legato a uno stile, ma fare tutto. Non che prima non sperimentasse nuove cose, ma dalla seconda metà degli anni ’90 la fame di nuovo aumentò.

In questi ultimi anni certamente non vendeva album con molti altri suoi colleghi italiani, ma a lui questo non interessava. In un’intervista qualche anno fa dichiarò che ormai non gli interessava più riempire gli stadi ma fare quello che gli piaceva e condurre una vita normale, accompagnando i figli a scuola e la moglie Fabiola a fare la spesa. Del resto gli amici cantanti con i quali ha lavorato non hanno mai fatto mistero del suo modo di fare cocciuto.

Le melodie arabesche di “Come un gelato all’equatore” del 1999, i canti madrigali di “Passi d’autore” del 2004 e il ritorno a un vecchio soul con “La grande madre” del 2012, quello che purtroppo sarà ricordato come l’ultimo album di inediti di Pino.

La grande madre, la Terra, quella che ora ha lasciato. Ma è vero o è uno di quel scherzi che facevi con il tuo vecchio amico, quello con i ricci, che in questo momento sarebbe facile ricordare?

No, pare proprio di no. L’ex Nero a metà, il Mascalzone latino, l’Uomo in blues, non scherza più. Forse nessun artista ha preso tanti appellativi dai nomi dei propri album. Nero a metà, il suo terzo album datato 1980, fu quello del primo grande successo, della consacrazione. Gli anni ’80 furono i più floridi e ricci. Tantissime le collaborazioni con artisti internazionali, troppe per elencarle tutte.

Figlio di un operaio portuale, Pino nacque (sì, ora bisogna scrivere nacque), il 19 marzo 1955 nel cuore del centro storico di Napoli, in Vico foglie a Sant Chiara (oggi via Francesco Saverio Gargliulo), un vicoletto parallelo a via Pignatelli, nel sottoscala al numero 20. “Le lancette degli orologi – racconta a pagina 9 del suo libro Storie e poesie di un Mascalzone Latino – stavano tra le due e tre del pomeriggio. «È nato all’ora ‘e magnà», commentarono del rione”.

Quella Napoli che lo vide al mondo Pino non l’ha mai dimenticata. L’ha lasciata fisicamente, come molti artisti a volte sono contratti a fare, forse non l’ha amata sempre, non ha avuto sempre un rapporto dolce, ma l’ha sempre portata nel cuore.

Ora Napoli farà lo stesso ricambiando la cortesia. Prendendo in prestito le parole del suo amico Massimo di una sua canzone, Napoli vivrà tutto il giorno per vederti andar via.

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