Video. Benigni: “Troisi? Era come parlare col Vesuvio, che teneva dint”a capa!”

Benigni

Non so cosa teneva dint”a capa“… Con queste parole si apre una poesia dedicata a Massimo Troisi, poco dopo la sua morte, dall’amico Roberto Benigni.

Nel giorno del suo compleanno vogliamo ricordarlo così, con un video pubblicato da FanPage.it, in cui la voce commossa del comico toscano narra con pochi versi la figura e l’importanza di Troisi. Un ricordo espresso da chi lo conosceva bene, da chi prima di essere suo collega era suo amico. La coppia artistica Troisi-Benigni ebbe un enorme successo, tanto da realizzare il maggior incasso dell’anno 1984-1985, pari a 15 miliardi di lire, con il film “Non ci resta che piangere“. Ma i due attori erano legati da una profonda amicizia, tanto da rendere unica ogni scena del film, infatti dichiararono in un’intervista che la notissima scena della dogana, fu girata più volte perché non riuscivano a rimanere seri. Addirittura dovettero rinunciare al copione e rimanerla così come veniva, con i due protagonisti che si sbellicavano dalle risate. Tale film regalò per sempre un’indimenticabile coppia al cinema italiano, creando un capolavoro di semplicità, quasi interamente improvvisato, in cui il talento dei due attori divenne incontenibile.

Oggi, 19 febbraio, nell’anniversario della sua nascita a Villa Bruno a San Giorgio a Cremano, sua città natale, aprirà “Casa Troisi“, per promuovere la conoscenza della sua figura, con tutti gli oggetti e i ricordi dell’indimenticabile attore.

Noi vogliamo omaggiarlo con questi magnifici versi donati da Roberto Benigni:

Non so cosa teneva “dint”a capa”, intelligente, generoso, scaltro, per lui non vale il detto che è del Papa, morto un Troisi non se ne fa un altro. Morto Troisi muore la segreta arte di quella dolce tarantella, ciò che Moravia disse del Poeta io lo ridico per un Pulcinella. La gioia di bagnarsi in quel diluvio di “jamme, ‘o ssaccio, ‘naggia, oilloc, azz!” era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz. “Non si capisce”, urlavano sicuri, “questo Troisi se ne resti al Sud!” Adesso lo capiscono i canguri, gli Indiani e i miliardari di Hollywood! Con lui ho capito tutta la bellezza di Napoli, la gente, il suo destino, e non m’ha mai parlato della pizza, e non m’ha mai suonato il mandolino. O Massimino io ti tengo in serbo fra ciò che il mondo dona di più caro, ha fatto più miracoli il tuo verbo di quello dell’amato San Gennaro“.

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