Crollo Galleria Umberto: scoperti i responsabili della morte di Salvatore Giordano

Crollo Galleria

La verità, si sa, prima o poi, viene fuori e così, dopo quasi otto mesi, soltanto giovedì scorso è stata depositata in procura la perizia attraverso la quale si è finalmente potuto risalire all’appartenenza dei pezzi dei fregio della Galleria Umberto che, staccatisi e crollati, hanno causato lo scorso luglio la morte del quattordicenne Salvatore Giordano.

Depositario della perizia è il docente di tecnica delle costruzioni e ingegnere forense, Nicola Augenti, colui che ha svolto la perizia anche per il crollo della Riviera di Chiaia, avvenuto qualche mese prima. Nonostante il massimo riserbo circa il contenuto delle 130 pagine di relazione, grazie al contributo dei carabinieri della compagnia Napoli Centro agli ordini del capitano Stefano Tosi, che si sono impegnati nella raccolta di documenti tecnici e atti di proprietà, è emerso qualcosa in merito all’individuazione delle varie proprietà in cui il monumento è suddiviso e, di conseguenza, in merito alla suddivisione delle competenze di manutenzione.

A proposito dei reati, invece, si procede per omicidio e crollo colposo ai danni delle 45 persone attualmente indagate, tra le quali figurano non soltanto i proprietari e gli amministratori di condominio degli edifici nei pressi dell’area d’interesse, ma anche tre funzionari dell’ufficio tecnico del Comune di Napoli. Insomma, una vera e propria svolta per un’indagine che, sin dall’inizio, si è mostrata complessa e difficile, e che arriva a pochi giorni di distanza dall’angosciato appello che il papà della vittima, il signor Umberto Giordano, ha lanciato mediante il Corriere del Mezzogiorno: «Otto mesi sono un periodo lungo, troppo lungo per una famiglia come la mia che ha perso una ragione di vita. Un figlio che era la luce per il nostro nucleo familiare. Voglio giustizia. Voglio sapere chi o chi sono i responsabili della morte di mio figlio. È un mio diritto, […] non so più a chi rivolgermi per chiedere che si faccia presto. Al ministro? Al Governo? Se serve, farò anche questo. Lo ripeto: io e la mia famiglia adesso stiamo vivendo solo per sapere la verità e per avere giustizia».

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