Saviano: “Problema Sud? L’unica strada è andare via”. Ma è giusto?

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Il problema vero è che il Sud non interessa più. Il problema Sud è già risolto con l’emigrazione. Il Sud è ignorato dalla politica italiana. L’unica strada è andare via“. Così Roberto Saviano in un post sulla sua pagina Facebook, ha ripreso un suo intervento alla trasmissione Servizio Pubblico, giovedì scorso.

Alessandro Cannavale, a Il Fatto Quotidiano, prendendo spunto dalla riflessione fatta dallo scrittore campano, ha elaborato un interessante articolo sulla questione del Sud Italia. “L’emigrazione continua, oggi, ad essere la valvola di sfogo demografico – afferma Cannavale – che consente di disinnescare le inevitabili tensioni sociali che scaturirebbero dalla permanenza di chi è costretto a cercare lavoro fuori. Al Nord, come all’estero“.

Inoltre fa un riferimento a ciò che disse il lucano Ettore Ciccotti, sull’emigrazione dal Sud, nel 1912, divenuta dopo l’Unità d’Italia un grande fenomeno centrale: “La mancanza della pressione di una popolazione numerosa, poi, […] toglie l’occasione, l’impulso e la forza a quella reazione contro l’ambiente arretrato che più di tutto potrebbero costringerlo a rinnovarsi. L’emigrazione funziona nel Mezzogiorno, in mancanza di salda organizzazione, come uno sciopero immenso, colossale. L’America, anzi, è l’Aventino di quei lavoratori”. Problema ancora molto attuale, che però all’epoca, riguardava prevalentemente contadini, oggi invece laureati e plurititolati.

Ma è giusto andar via, abbandonare il proprio paese senza tentare di cambiare le cose? Il riconoscere gli errori e i problemi non sono già un tentativo di rimedio ad essi? Per fortuna le nuove generazioni sembrano esserne sempre più consapevoli, sempre più attaccati alle loro radici, al patrimonio culturale e a tutto ciò che è nostro.

E come conclude Cannavale: “Il Sud cambierà. Sarà realizzata la profezia di Paolo Borsellino: Un giorno questa terra sarà bellissima!’“.

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